Alberto Dal Poz, torinese, classe 1972, presidente di Federmeccanica, da ingegnere è abituato ad andare dritto al cuore delle questioni. Senza fronzoli. E, nell’intervista a Qn, taglia subito corto sulle prospettive di ripresa dell’Azienda Italia: "Sarei molto cauto. La strada per uscire dalla crisi è lunga". Ci sarà o no il rimbalzo del Pil? "Gli imprenditori sono ottimisti per definizione. Ma dopo mesi di chiusura totale, di lockdown e di crisi completa dei mercati più importanti, è davvero prematuro cantare vittoria. Nei settori principali della...

Alberto Dal Poz, torinese, classe 1972, presidente di Federmeccanica, da ingegnere è abituato ad andare dritto al cuore delle questioni. Senza fronzoli. E, nell’intervista a Qn, taglia subito corto sulle prospettive di ripresa dell’Azienda Italia: "Sarei molto cauto. La strada per uscire dalla crisi è lunga".

Ci sarà o no il rimbalzo del Pil?

"Gli imprenditori sono ottimisti per definizione. Ma dopo mesi di chiusura totale, di lockdown e di crisi completa dei mercati più importanti, è davvero prematuro cantare vittoria. Nei settori principali della meccanica, dall’automotive alle macchine utensili, le cose sono nettamente migliorate rispetto ad agosto. Ma ci sono filiere che soffrono moltissimo, penso a tutte le aziende collegate all’aeronautica o il trasporto passeggeri, che hanno registrato cali del fatturato fino al 70%. Dobbiamo essere realisti: siamo contenti di vedere il segno più, ma non siamo affatto usciti da una situazione pesantissima".

Quanto servirà per recuperare il terreno perduto?

"È molto difficile fare previsioni. Ora, dobbiamo chiudere il 2020 e vedere che cosa succederà nei primi 3-6 mesi del 2021 per capire le dinamiche reali dei nostri mercati principali. Solo allora potremo fare previsioni attendibili".

E’ stato un errore chiudere tutte le fabbriche?

"Ha pesato sicuramente sui nostri fatturati. Ma la cautela adottata dal governo e condivisa, soprattutto nella prima parte, dalle imprese, ci ha permesso di affrontare con maggior forza la fase successiva. In fondo, la chiusura, è stato un male comune. L’auspicio è che non si ripeta".

Il governo ha stanziato 100 miliardi. Ci sono altri 209 miliardi per il Recovery fund. Senza contare i 36 del Mes. Una montagna di denaro: sarà sufficiente per innescare la ripresa?

"Più che agli ingredienti, bisogna prestare attenzione alla ricetta. Fuori dalla metafora, occorre capire in che modo useremo questi fondi".

Idee?

"Abbiamo la straordinaria opportunità di trasformare l’Italia in un Paese dove fare impresa sarà conveniente. La manifattura deve essere al centro di questo processo. Occorre puntare, cioè, su tre assi: imprese, infrastruttura e formazione. Dobbiamo, infine, restituire fiducia agli italiani. Nei mesi del lockdown abbiamo accumulato risparmi. Ora bisogna tornare a investire e a consumare".

Dove ha sbagliato di più il governo?

"Troppo lento nell’erogazione dei sostegni economici ai lavoratori e alle imprese dei settori più in crisi".

E cosa dovrebbe fare, invece?

"Serve un dialogo maggiore con tutte le parti sociali, con i territori, i distretti. E poi, c’è bisogno di una maggiore attenzione verso i capi-filiera, le aziende di medie dimensioni che sono un po’ il cuore dell’impresa manifatturiera".

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