Porta con orgoglio quel cognome che lega generazioni di famiglia alla propria terra, la Sicilia. Attilio Interdonato (nella foto in basso a destra) è il trisnipote di Giovanni, colonnello garibaldino che partecipò ai moti del 1848-1849 e che a Garibaldi preparò il terreno per l’ingresso trionfale a Messina nel 1860. Fu in quegli anni che il colonnello sviluppò una passione per gli agrumi: incrociò un cedro e un limone locale (l’ariddaru) ottenendo quello che oggi è il limone Interdonato Messina Igp, la cui origine risale al 1865.

Nell’area della villa in cui si ritirò a vita privata dopo l’unità d’Italia – Reitana, Ali Terme – c’è ancora l’agrumeto (nella foto sopra) da cui tutto cominciò. E che Attilio, discendente del creatore della cultivar, frequenta spesso. Agronomo, è uno dei principali produttori di limoni Interdonato, già presidente per dieci anni del consorzio diventato di tutela nel 2018.

"La caratteristica principale del prodotto – spiega Attilio – è nel contenuto acido più basso rispetto ai limoni tradizionali: il sapore è più dolciastro e meno invadente, tanto che gli Interdonato vengono spesso usati dagli inglesi per il tè, di cui non copre ma esalta il gusto. La buccia è più sottile, liscia".

Negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso è arrivata la crisi. "Una difficoltà che ha caratterizzato l’intero comparto agrumicolo italiano. Subito dopo il 2000, però, c’è stato un risveglio anche grazie all’attività dei produttori che si sono associati creando il consorzio. Da quel periodo, il trend di crescita commerciale è stato costante". Tanto che il valore riconosciuto ai produttori è in continuo aumento. Oggi i limoni Interdonato Igp sono presenti nei punti vendita Esselunga e Lidl, in Italia, e all’estero soprattutto nel Regno Unito, in Germania e in Svizzera. La superficie di coltivazione si estende per circa 300 ettari da Messina a Giardini-Naxos: di questi, una settantina sono riferiti all’indicazione geografica protetta.

La produzione è di circa 10 tonnellate per ettaro all’anno, per quella che è una ‘voce’ importante all’interno del Distretto agrumi di Sicilia presieduto da Federica Argentati. "Il nostro prodotto è utilizzato nei ristoranti e nelle cucine per la preparazione di dolci e primi piatti, oppure di liquori come il limoncello. Negli anni in cui sono stato presidente del consorzio – continua il discendente di Giovanni Interdonato – ho lavorato molto per far conoscere fuori dall’Italia l’agrume della nostra terra. Ci sono margini di crescita importanti in Inghilterra, ma anche in Asia: in Cina e Giappone c’è spazio per conquistare una fetta di consumatori".

L’Interdonato è riconosciuto come presidio slow food e, come molte delle specialità made in Italy, è oggetto di contraffazioni e imitazioni. Soprattutto in Turchia. "Nulla a che vedere con l’originale – ribatte Attilio – che ha alle spalle oltre 150 storia. I limoni veri nascono solo in Sicilia". Oltre ai diversi produttori, nel nord della Sicilia spicca l’attività di una cooperativa – la coop Limone Interdonato – e di strutture di confezionamento e trasformazione come la Cai dei fratelli Scarcella.