Alessia Gozzi

MILANO

TERRORISMO, instabilità politica, criminalità diffusa, minacce sanitarie e catastrofi climatiche. Il mondo è sempre più rischioso, eppure sempre più interconnesso. Economicamente e non solo. Per questo i viaggi di lavoro sono destinati ad aumentare a prescindere alimentando un settore, quello della travel security che, solo negli ultimi due anni ha aumentato il proprio mercato del 30%. Una crescita direttamente correlata all’exploit del business travel che, secondo dati della Global Business Travel Association, raggiungerà i 1.700 miliardi di dollari entro il 2022. Si tratta di un mercato – spiega Lucio Mattielli, managing director del Gruppo Sicuritalia, azienda leader in Italia nel settore della sicurezza, con 430 milioni di euro di ricavi e 10.000 dipendenti – che crescerà del 4% all’anno nei prossimi dieci anni, con punte fino oltre il 10% in Asia. La Cina, nonostante il rallentamento della crescita economica, è destinata a rimanere leader nel settore della business travel (+9,2%), continuando a distanziare il precedente leader del settore, gli Stati Uniti.

OLTRE alle nuove minacce informatiche, il cui costo mondiale stimato nei prossimi cinque anni è previsto raggiungere 8.000 miliardi di dollari, sono i rischi sanitari ad attirare i maggiori investimenti delle aziende con personale viaggiante. Dallo studio ITSTIME-Sicuritalia emerge infatti come le imprese investono il 70% dell’intero budget previsto per la prevenzione dei rischi sulle minacce sanitarie, segue il 15% su quelle meteorologiche, il 5% nella sicurezza degli alloggi ed il 5% in altri settori. I fattori di rischio non sono cambiati – sottolinea Mattielli – anche se al momento quello più percepito è il terrorismo. In realtà i rischi che hanno un impatto più forte sono le calamità naturali e la criminalità. Ad essere cambiata molto, invece, è la geografia del rischio. nel senso che non esiste più un perimetro di rischio definito – spiega l’esperto – ma momenti di esposizione al rischio che possono verificarsi ovunque, dalla coda in aeroporto allo shopping in un centro commerciale. Una molteplicità di puntini che vanno a comporre una mappa estremamente fluida.

SECONDO la ricerca di mercato di Sicuritalia, le società che investono maggiormente nella travel security sono quelle del settore energetico (60%), infrastrutture (10%), telecomunicazioni (15%) e alimentare (11%). I servizi richiesti riguardano la preparazione prima del viaggio con l’analisi del rischio legato alla trasferta, e poi la trasferta stessa che vanno dalla compliance in loco alla scorta armata. Uno dei servizi più gettonati è il security trained diver, un autista particolarmente evoluto, più discreto di una scorta armata, ma capace di risolvere una serie di problematiche legate alla sicurezza. Tra le operazioni più interessanti ce n’è una poco conosciuta, proprio perché caratterizzata da un’estrema discrezione: si chiama esfiltrazione. Consiste nello spostare una persona in maniera poco visibile in una safety area per poi farla uscire da un Paese straniero in situazioni di crisi.

UNA COSA del genere l’abbiamo fatta ad esempio, appena prima del colpo di Stato in Turchia per i dipendenti di una società italiana, racconta Mattielli, sottolineando come Sicuritalia stia investendo molto con l’obiettivo di porsi come unico interlocutore di sicurezza per i nostri clienti, presidiando non solo i servizi tradizionali di vigilanza, ma anche i mercati specialistici che richiedono una copertura internazionale: consulenza sul rischio, investigazioni e intelligence, cyber security e appunto la sicurezza internazionale dei business traveller.