di Andrea Ropa

ROMA

C’era una volta il contadino. Sinonimo di arretratezza e simbolo di un mondo residuale, ormai superato dall’industria e dal terziario avanzato. Poi tutto è cambiato. Già prima della pandemia. Il lavoro nei campi, infatti, non è più ritenuto di ripiego nel comune sentire degli italiani. Che anzi, in larga misura (96,1%), reputano l’agricoltura importante per l’economia nazionale. L’86,5% la considera fonte essenziale di posti di lavoro e il 90,9% la ritiene utile per la promozione e l’attrattività turistica dei territori.

Una tendenza evidenziata dal Rapporto ‘Il valore dell’agricoltura per l’economia e la società italiana post Covid-19’ dell’Osservatorio di Censis ed Enpaia, presentato su Youtube e avviato prima dell’emergenza sanitaria, dal quale emerge la convinzione da parte degli italiani che all’arrivo del Coronavirus l’agricoltura si è dimostrata in buona salute, dinamica e vitale, strategica per la nostra economia, funzionale allo sviluppo del turismo e dell’occupazione giovanile. Un settore fatto da 732mila imprese attive, quasi 900mila addetti, 44 miliardi di euro di export, in aumento del 26,2% nell’ultimo quinquennio.

L’elevata reputazione sociale dell’agricoltura porta gli italiani li ad avere alte aspettative sul suo ruolo nel dopo Covid-19: secondo l’89,2% si tratta di un settore produttivo che, grazie all’attività di imprese agricole e agriturismo, offre ampi margini di crescita e un importante contributo alla ripresa economica. Buone prospettive, poi, anche sul fronte dell’occupazione: per l’87,9% degli italiani nel post pandemia l’agricoltura sarà motore per la creazione di nuovi posti di lavoro e di opportunità d’impresa, soprattutto per i giovani. La pensano così l’87,5% dei residenti nel Nord-Ovest, l’88,2% nel Nord-Est, l’85,6% nel Centro e l’89,5% nel Sud-Isole.

Inoltre il Rapporto fa emergere un nuovo importante ruolo dei prodotti ‘made in Italy’: il 91% degli italiani è pronto ad acquistare più alimenti di produzione nazionale, per la loro qualità, sicurezza e per solidarietà nei confronti dei nostri agricoltori. Rivalutata anche la necessità di una maggiore trasparenza: l`89% punterà su alimenti la cui etichetta rende evidente origine, ingredienti e lavorazione, cioè prodotti con una tracciabilità trasparente.

"Il Coronavirus – ha commentato Giuseppe De Rita (nella foto in basso), presidente del Censis – è stato un importante stress test anche per l’agricoltura, che veniva da un lungo periodo di rigenerazione in cui si è imposta come traino della filiera del cibo. Anche nel clima di paura e incertezza del post Covid-19, l’agricoltura resta strategica per creare nuove imprese e occupazione. Dovrà però fare i conti con consumatori molto cauti nella spesa, che non transigono su qualità e sicurezza dei prodotti".

Secondo il presidente di Enpaia, Giorgio Piazza, "i dati rafforzano una tendenza positiva dell’agricoltura, che è un settore fondamentale e strategico del nostro sistema-Paese con un valore aggiunto molto alto, il secondo in Europa con 34,6 miliardi di euro, ed esprime una classe imprenditoriale capace di fare investimenti e produrre cibo di qualità".