di Paola Benedetta Manca

Fondato negli anni ’30 dai pescatori di Goro (Ferrara), per la gestione del mercato ittico, Copego (Consorzio pescatori Goro) ha assunto, nel 1970, la connotazione attuale di società che riunisce diverse cooperative del luogo. Risalgono proprio a quegli anni le sperimentazioni realizzate in collaborazione con l’Università di Ferrara che hanno portato all’allevamento di cozze e vongole veraci. Sul finire degli anni ’80, Copego ha raggiunto la leadership nel settore della molluschicoltura, e oggi l’attività si svolge su 620 ettari per l’allevamento di vongole veraci nella Sacca di Goro e su circa 1100 ettari per i mitili, presenti sia nella Sacca che al largo dello Scanno di Goro. Attualmente, conta la presenza di circa 550 soci (con un numero di imprese di pesca pari a 400), suddivisi in numerose categorie di pesca e mestiere.

Il presidente del cda, il più giovane della storia della cooperativa, è Massimo Genari. La società commercializza i prodotti a livello nazionale ed europeo: il primo Paese importatore è la Spagna ma i livelli di export sono ottimi anche verso la Francia e la Germania. Per mantenere e ampliare il portfolio di clienti e fornitori, Copego si avvale di agenti esterni e partecipa alle manifestazioni più importanti del settore food (Expò Milano 2015, Cibus di Parma del 2016-2018, International Seafood di Bruxelles).

"Copego – spiega Pierpaolo Piva (nella foto in basso), responsabile qualità – si occupa di tutte le fasi della filiera, dalla produzione alla commercializzazione. Tutti i passaggi sono garantiti dalla certificazione di tracciabilità. È il primo produttore in Europa di vongole veraci, arrivando a un quantitativo di 5.500 tonnellate".

"La nostra – sottolinea Piva - è un’azienda in continua crescita che, negli ultimi anni, ha incrementato notevolmente il proprio fatturato, proveniente dalla produzione e dalla lavorazione di vongole veraci, cozze e molluschi in genere: l’anno scorso è stato di 49 milioni di euro". La decisiva svolta impressa da Copego è la trasformazione dell’attività di pesca in “coltivazione del mare”, cioè l’utilizzo delle ricchezze marine per l’alimentazione.

"È un passaggio fondamentale – rimarca Piva - perché ha trasformato una popolazione di poche migliaia di abitanti da pescatori in allevatori di risorse alimentari che durano nel tempo, mentre prima, con la pesca, erano a esaurimento, com’è successo con la vongola nostrana che poi abbiamo ripopolato sostituendola con quella filippina".

L’allevamento di vongole e mitili è basato su tecniche di acquacoltura e favorito dal sistema della concessione di quote e quindi dalla capacità di gestire le risorse in maniera razionale, ad esempio attraverso la pianificazione della semina e degli spostamenti di prodotto da aree meno produttive ad altre più idonee. I punti di forza di Copego sono la qualità e la sicurezza della produzione, strettamente legate al presidio della filiera, al controllo puntuale da parte del laboratorio microbiologico e alla depurazione in stabulario. Tutti questi sforzi sono valsi al consorzio le certificazioni di qualità che coprono l’intera produzione (‘Ifs’ – International food standard). Negli ultimi anni, inoltre, sono stati effettuati importanti interventi di escavo del canale per dare maggiore ossigenazione alla sacca. Copego ha resistito anche all’impatto del Covid.

"L’emergenza sanitaria è stata pesante – ammette Piva -. Le famiglie non compravano prodotti freschi ma a lunga conservazione. A marzo e aprile abbiamo avuto un calo delle vendite del 30%, ma la solidità acquisita negli ultimi anni ci ha permesso di garantire a soci e dipendenti una continuità lavorativa. A maggio e giugno abbiamo avuto buoni risultati e, da luglio, abbiamo ripreso i ritmi di prima".