Il lavoro dipendente è stato tutelato almeno dal blocco dei licenziamenti, prorogato fino al 1° luglio 2021
Il lavoro dipendente è stato tutelato almeno dal blocco dei licenziamenti, prorogato fino al 1° luglio 2021
Un calo dell’occupazione "senza precedenti". L’Istat tira le somme dell’impatto Covid sul mondo del lavoro nel 2020, anno della pandemia. E i numeri sono impressionanti: circa 456mila i posti di lavoro andati persi, oltre la metà di donne (-249mila occupate): per la maggior parte si tratta di contratti a termine. Un andamento questo, spiega l’Istat, che segue la crescita...

Un calo dell’occupazione "senza precedenti". L’Istat tira le somme dell’impatto Covid sul mondo del lavoro nel 2020, anno della pandemia. E i numeri sono impressionanti: circa 456mila i posti di lavoro andati persi, oltre la metà di donne (-249mila occupate): per la maggior parte si tratta di contratti a termine. Un andamento questo, spiega l’Istat, che segue la crescita ininterrotta dei precedenti 6 anni, seppur rallentata a partire dal 2017.

Contestualmente, si registra una forte diminuzione della disoccupazione (-271mila, -10,5%) che è solo illusorio, visto il boom degli inattivi tra 15 e 64 anni (+567mila, +4,3%), ovvero coloro che non cercano neanche più lavoro.

Il calo, come si diceva, dell’occupazione coinvolge soprattutto i dipendenti a termine (-391mila, -12,8%) e, in minor misura, gli indipendenti (-154mila, -2,9%). Il lavoro dipendente a tempo indeterminato – che, va detto, è stato tutelato dal blocco dei licenziamenti, recentemente prorogato fino al 1° luglio – mostra invece una crescita (+89mila, +0,6%). La diminuzione investe il lavoro a tempo pieno (-251mila, -1,3%) e, soprattutto, il part time (-205mila, -4,6%); la quota di part time involontario, inoltre, sale al 64,6% (+0,4%) dell’occupazione a tempo parziale.

Come si diceva, però, preoccupa il boom degli inattivi. Oltre la metà di questi – 300mila persone – dichiara di non cercare un’occupazione, chiamando in causa la pandemia. Negli altri casi, l’aumento tendenziale dell’inattività è legato a motivi familiari (+85mila, +2,9%) e a quelli di studio (+68mila, +1,6%).

Tra le ragioni espresse dagli interessati, la convinzione che sia "tutto fermo", che "nessuno assuma causa Covid", e ancora il "timore del contagio" sul nuovo luogo di lavoro. Torna ad aumentare anche il numero degli scoraggiati (+85mila, +6,4% in un anno), altra sottocategoria degli inattivi, ossia coloro che dichiarano di non cercare un lavoro perché non ci credono più.