Toccare ferro è la premessa obbligatoria per guardare oltre l’emergenza Coronavirus. Il rischio è che non ci sia pià ferro da toccare. Veneto, Italia. "Ai primi di marzo il 27% del manifatturiero aveva sospseso la produzione – spiega Antonio Santocono (nella foto a destra), presidente della Camera di commercio di Padova e di Corvallis, una delle principali società di Information Tecnhology italiane, sede nella città del Santo e a Milano–-. Prima c’è stato il calo degli approvigionamenti, dopo quello degli ordini. A essere più colpite sono le medie imprese nei settori elettrico, elettronico, le macchine industriali, il tessile, l’abbigliamento. Per non parlare di turismo e commercio, un settore che è già massacrato".

Toccare ferro e guardare oltre, con questi numeri - e con i numeri dei morti, dei contagiati, dell’emergenza - non è facile, ma è necessario per chi fa impresa, per chi lavora, per chi deve prendere o meno decisioni per i mesi a venire. "Toccando ferro – prosegue Santocono – e dando per buono che, come sembra, il modello veneto sia quello che sta funzionando meglio, quello più vicino a quanto accaduto in Corea del Sud, potremmo ritornare a una sorta di normalità per la fine di maggio. è possibile e me lo auguro che vi sia una ripresa forte. Con un andamento a V: tanto rapida la discesa, tanto rapida la risalita. Dovessimo andare oltre maggio sarebbe tutto più complicato".

La V di vittoria non sorgerà spontaneamente, né bastera la cultura del lavoro a Nordest. Mario Pozza (nella foto a sinistra), presidente di Unioncamere del Veneto (vedi servizio a fianco), sente il polso della situazione economica dall’osservatorio camerale: "La prima cosa da fare è piantarla con l’incertezza: non puoi annunciare un decreto per chiudere le aziende seìnza avere fatto il decreto. Così il governo ha messo nelle incertezza aziende e lavoratori". Incertezza che alimenta tensioni e preoccupazioni. Il rischio è far saltare la capacità produttiva del sistema. "Il rischio c’è – ammette Santocono –. Nel rispetto delle norme e della salute di tutti, che è la prima cosa da difendere, le aziende devono poter andare avanti quanto più possibile. In Corvallis – spiega Santocono – abbiamo attuato lo smart working per la maggior parte dei dipendenti, ma noi, da questo punto di vista, siamo una realtà particolare: lavoriamo nell’It e i nostri clienti sono in maggioranza banche e assicurazioni che non hanno smesso di funzionare e alle quali abbiamo continuato a dare servizi".

Non per tutti è così. "Voglio continuare a essere un keynesiano, serve un piano di investimenti pubblici, di grandi opere, che darebbero un forte impulso alla ripresa del dopo Coronavirus a cominciare dall’edilizia e dalle costruzioni, ma penso anche alle infrastrutture digitali. Le altre leve sono immettere liquidità e farla arrivare alle aziende garantendo l’accesso al credito. Mi auguro che si lasci al sistema camerale anche la possibilità di spendere la propria liquidità in misura superiore a quella stabilita dall’ultima finanziaria. La Bce si muova, l’Europa faccia l’Europa".

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