L’imprenditore Gianni Zonin, 83 anni, è stato presidente di Bpvi dal 1996 al 2015
L’imprenditore Gianni Zonin, 83 anni, è stato presidente di Bpvi dal 1996 al 2015
Oltre un miliardo di finto capitale, ottenuto con le cosiddette operazioni baciate, ovvero prestiti in cambio dell’acquisto di azioni della banca, che ha portato in pochi anni al dissesto della Banca Popolare di Vicenza e 118mila soci alla rovina. Dopo sei anni, tra l’inizio delle indagini e lo svolgimento del maxi processo, arriva la condanna dei vertici della Bpvi, tra cui quella del presidente Gianni Zonin, a 6...

Oltre un miliardo di finto capitale, ottenuto con le cosiddette operazioni baciate, ovvero prestiti in cambio dell’acquisto di azioni della banca, che ha portato in pochi anni al dissesto della Banca Popolare di Vicenza e 118mila soci alla rovina. Dopo sei anni, tra l’inizio delle indagini e lo svolgimento del maxi processo, arriva la condanna dei vertici della Bpvi, tra cui quella del presidente Gianni Zonin, a 6 anni e 6 mesi. L’ex vicedirettore generale Emanuele Giustini ha ricevuto una condanna a 6 anni e 3 mesi, gli ex vice dg Paolo Marin e Andrea Piazzetta a 6 anni. La sentenza del Tribunale di Vicenza, "storica" secondo i legali dei risparmitori coinvolti, arriva dopo la gestione prima opaca e poi fallimentare, cominciata con gli aumenti di capitale del 2013 e del 2014. La banca, in quegli anni, chiede ai propri soci di comprare azioni dell’istituto per finanziare le ricapitalizzazioni. In cambio, offre prestiti facili e molti soci si indebitano, salvo scoprire, pochi anni dopo, che i titoli sono senza valore.

Le operazioni baciate, in passato destinate ai soci più facoltosi, diventano sistematiche e superano il miliardo di euro. Coinvolgono clienti inesperti e poco avvezzi alle dinamiche del mercato. Al management della banca, però, quel denaro serve: c’è da aumentare il capitale per finanziare la crescita e per convincere la Banca centrale europea, che nel 2014 assume la vigilanza sui maggiori istituti della zona Euro, che il patrimonio è solido. Le ispezioni di Bankitalia e della Bce scoprono i trucchi con azioni gonfiate, bilanci poco veritieri e un ammontare di crediti virtuali difficilmente esigibili. Tutto in totale spregio della normativa che vieta di vendere titoli illiquidi (non facilmente rivendibili) a risparmiatori che mancano degli strumenti per capire cosa stiano comprando.

Il declino della Banca Popolare di Vicenza inizia quindi nel momento del suo - apparente - massimo splendore: nel 2014. Con Bpvi, cadrà qualche anno dopo anche Veneto Banca: le loro storie sono fortemente intrecciate per il medesimo modus operandi che ha portato alla condanna di Zonin.