Carlo Cottarelli (ImagoE)
Carlo Cottarelli (ImagoE)

Milano, 13 settembre 2019 - Due miliardi. È quanto lo Stato potrebbe complessivamente risparmiare nel prossimo anno se lo spread continuasse a restare attorno quota 140-150 punti base (rispetto ai 200 punti auspicati in aprile del precedente governo). La stima, dovuta ai minori interessi sul debito pubblico pagati dal nostro Paese, è fatta da Carlo Cottarelli, docente e direttore dell’Osservatorio dei conti pubblici dell’Università Cattolica. A lui abbiamo chiesto di calcolare l’effetto-Draghi su conti pubblici, famiglie e imprese. 

Professore, quanto possono incidere le ultime mosse del governatore Mario Draghi sull’economia reale?
«La Banca centrale europea fa quello che può: ha abbassato ancora i tassi di interesse e stampato un po’ più soldi, sostenendo i titoli di Stato e iniettando liquidità nel sistema. Sono provvedimenti che aiutano, sicuramente. Però...»

Però? 
«Non è che le banche abbiano scarsa liquidità, il motivo per cui non prestano o investono di più, semmai, dipende dalla regolamentazione e dai vincoli sul capitale proprio cui sono costrette in questo momento. Detto ciò, dal punto di vista psicologico può aiutare: l’Italia resta sempre un Paese troppo esposto agli shock e agli umori dei mercati finanziari». 

L’economia dell’Eurozona è in frenata, la crescita italiana è vicina allo zero. Cosa serve allora per il rilancio?
«La politica monetaria non è in grado di fare tutto, l’ha detto più volte lo stesso Draghi. La cosa che manca davvero è una politica di bilancio europeo, che sostenga l’economia del continente nei momenti di rallentamento. Invece, il bilancio europeo oggi è vincolato al pareggio e così non si può finanziare un programma di investimenti a livello comune con l’emissione di eurobond, che è quello che servirebbe».

Le altre misure – come Tltro (prestiti agevolati alle banche) e taglio dei tassi – quanto incideranno sulla vita delle persone?
«Non ho ancora visto i dettagli, sono misure che possono servire, ma non so quanto possano essere decisive, perché in realtà vengono utilizzate da tempo. Molti dipenderà dalla gestione Ue di Ursula von der Leyen». 

Si aspetta che il governo giallorosso possa ottenere più flessibilità per l’Italia? 
«Qualcosa di più probabilmente sì, ma non mi aspetto molto. Se anche ci fosse il consenso politico, cambiare le regole europee richiederebbe almeno due anni e dunque se ne riparlerebbe per la manovra 2022. Diciamo che mi aspetto 4-5 miliardi di spazio, oltre mi sembrerebbe strano. Gentiloni è una buona nomina per l’Italia, però sarà sotto l’ala di Dombrovskis. Interessante sarà capire chi prenderà il posto di Marco Buti alla direzione generale dell’Ecofin: se dovesse essere un rigorista, Gentiloni rischierebbe di restare schiacciato, nonostante le sue ottime capacità di mediazione».