Sono due i concetti chiave del distretto tessile pratese che guarda al futuro. Il primo: recuperare il tempo perso in questi ultimi due mesi, così da limitare i danni da lockdown. Il secondo: frenare la grande emorragia di clienti verso alcuni agguerriti Paesi concorrenti, che nel pieno della pandemia avevano solo parzialmente interrotto la lavorazione, guadagnando quindi notevole vantaggio competitivo.

Gli imprenditori pratesi hanno da sempre nel dna il coraggio di cambiare strategia per preservare il core business della loro vocazione all’export. La dimostrazione arriva anche oggi, quando pur di salvarsi sono pronti – dicono in coro – a lavorare nei fine settimana e perfino in agosto. "Le aziende hanno riaperto con una grandissima voglia di consegnare gli ordini rimasti in sospeso, così da limitare i possibili annullamenti. Ma dopo quest’ondata di lavoro c’è il rischio di subire un forte rallentamento nella produzione", lancia l’allarme Francesco Marini, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord. "Questo sarà per noi un periodo drammatico, ci vorranno un paio di anni per riassestarsi. Nel 2020 prevediamo un calo medio di fatturato superiore al 30%".

L’auspicio è che si possa contare di più sulla stagionalità dei capi destinati ai negozi, così che, ad esempio, i prodotti invernali vengano messi in vendita non già a giugno come negli ultimi anni, ma con l’affacciarsi dell’autunno. "In questo modo potremmo allungare di almeno un mese la nostra produzione. La sperenza? Che gli esercizi commerciali – prosegue Marini – possano riaprire il prima possibile così da tastare il polso al mercato e capire se ci sarà il cosìddetto revenge spending, la spesa della vendetta, come successo in Cina".

Impegnativa da vincere la partita dei clienti: "Dovremo essere bravi a trovare un modo nuovo e creativo per fare conoscere le nostre collezioni". E a proposito degli sconti e delle rimodulazioni di prezzo richieste ai tessitori pratesi dai colossi della moda? "È necessario avviare un dialogo di sistema, per fare capire quanto la nostra filiera sia indispensabile alle griffe. Vanno trovate regole e piattaforme comuni per contrattare con i grandi brand". Maurizio Sarti (nella foto), presidente del consorzio Pratrotrade e titolare della Faliero Sarti sottolinea che la riapertura del tessile significa, soprattutto, tentare di mantenere la continuità con i clienti. "Servono aiuti statali a fondo perduto, altrimenti si rischia di perdere la competitività rispetto a Paesi maggiormente supportati dai propri governi", dice. Spostando poi il discorso sulle fiere: "Le date sono state spostate, ma non sappiamo se parteciperemo perché prima va capito quali dei nostri clienti saranno presenti. Americani e giapponesi sembrano intenzionati a non presentarsi".

Un puzzle da ricomporre con lucidità e rapidità, dal quale emerge il paradosso delle filature per maglieria. "Nella mia azienda siamo ripartiti con quattro nuovi contratti a termine", racconta spiega Raffaella Pinori (nella foto in basso), coordinatrice del gruppo Produttori di filati della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord.

"Sembra appunto un paradosso in questo momento di crisi, ma bisogna lavorare in fretta per recuperare il tempo perso, concludere gli ordini e consegnare la merce. Mentre sul futuro pesa una immensa incognita". Notevoli le pressioni dei clienti per posticipare i pagamenti: "Sì, e riguardano anche consegne effettuate a dicembre con fatture a marzo o aprile, quando ancora non esisteva il problema del coronavirus. Al momento, stretti fra tutti questi problemi, proprio non sentiamo il sostegno del Governo".