Smart working, telelavoro, lockdown coronavirus: foto generica (ImagoE)
Smart working, telelavoro, lockdown coronavirus: foto generica (ImagoE)

Roma, 4 maggio 2020 - Lo smart working, sperimentato in Italia soprattutto grazie all'emergenza Coronavirus, fa bene all'ambiente (e anche all'umore di chi lavora). Non che sia una notizia inaspettata, ma è interessante andare a vedere i risultati di uno studio dell'Enea su telelavoro e lavoro agile nella P.A. Ebbene, stando ai dati emersi esistono i presupposti per modifiche di comportamento stabili, su larga scala, in grado di incidere su livelli di congestione e di inquinamento e che è possibile impostare con successo policy urbane integrate, aprendo a una maggiore flessibilità nella scelta di luoghi e dei tempi di lavoro.

Evitati 46 milioni di km (e 4 milioni di benzina)

Marina Penna e Bruna Felici, due delle ricercatrici Enea che hanno curato l'indagine, spiegano: "Lo studio presenta una stima del potenziale di mitigazione di consumi ed emissioni inquinanti conseguibili attraverso il lavoro a distanza e l'innovazione organizzativa, e li pone in relazione con gli effetti generati: dallo sviluppo urbano all'efficientamento della Pubblica Amministrazione, al welfare fino alle tematiche di genere".

Sotto il profilo ambientale, dallo studio emerge che lo smart working ha ridotto la mobilità quotidiana del campione esaminato di circa un'ora e mezza in media a persona, per un totale di 46 milioni di km evitati, pari a un risparmio di 4 milioni di mancato acquisto di carburante, modificando anche la loro qualità di vita e di lavoro.

I dati e il sondaggio 

I dati analizzati hanno coinvolto oltre 5.500 persone ed è stato anche realizzato un sondaggio al quale ha risposto il 60% del totale coinvolto. Dallo studio emerge che lo smart working consente di migliorare la qualità del lavoro, conciliare il lavoro con la famiglia, valorizzare le persone e agire per la sostenibilità ambientale urbana. 
"I risultati assumono un particolare significato in questi giorni in cui circa il 75% dei dipendenti pubblici lavora in modalità smart working e confermano che le amministrazioni che lo avevano già adottato sono state più reattive rispetto alle altre", spiegano le ricercatrici. Per Penna, "per uscire da questa emergenza sanitaria meglio di come ci siamo entrati lo 'smart working' andrà compreso, mantenuto, potenziato e reso più efficace".

Il caso di Roma e le ore in auto

Il tempo risparmiato negli spostamenti è un dato di rilievo, tenuto conto che secondo l'Inrix 2018 Global Traffic Scorecard una città ad alta presenza di lavoratori della P.A. come Roma, dove lavorano 400 mila persone tra ministeri e amministrazioni centrali e locali, è la seconda al mondo per ore trascorse in auto, il doppio di New York, il 12% in pià di Londra, il 70% in pià di Berlino, il 95% in più di Madrid. 
Da qui il duplice beneficio di tempo personale 'liberato' e di traffico urbano evitato, con un taglio di emissioni e inquinanti che Enea stima in 8 mila tonnellate di CO2, 1,75 tonnellate di PM10 e 17,9 tonnellate di ossidi di azoto. 

Lavoro agile e tempo liberato

Un focus sulla dimensione personale ha rivelato che il tempo liberato dagli spostamenti quotidiani non à solo un guadagno in termini di "quantità" ma anche la riscoperta della qualità che assume il tempo di cui ci si riappropria; nella pratica questo si traduce nella capacità di gestire meglio e con maggiore soddisfazione attività lavorativa e vita privata.