Grafico: gli italiani al rientro al lavoro
Grafico: gli italiani al rientro al lavoro

Roma, 4 maggio 2020 - Accompagnare la ripartenza e agganciare per tempo la ripresa sul fronte del lavoro: come? Serve uno stop a causali, vincoli e costi aggiuntivi per il rinnovo dei contratti a termine e in somministrazione, uno slancio poderoso verso il digitale a partire dalla Pubblica amministrazione, un’attenzione ulteriore sulle tutele per chi lavora e investimenti sulla formazione finalizzata. A mettere in fila un possibile vademecum per l’occupazione nella fase 2 è Alessandro Ramazza, il Presidente di Assolavoro, l’associazione delle Agenzie per il lavoro.

In questi due mesi il mercato del lavoro ha visto un crollo verticale, ma non tutto si è fermato. Quali sono le figure più richieste? 
"Le Agenzie per il lavoro hanno accompagnato tutti i settori che hanno avuto una crescita di domanda del lavoro talvolta anche superiore al 50%. In primis gli infermieri, a seguire gli addetti alla logistica e all’assistenza telefonica, i magazzinieri e gli impiegati nei settori della chimica e della farmaceutica, gli esperti di cybersecurity e tutta la vasta gamma delle competenze digitali a cominciare da quelle specializzate nell’uso delle piattaforme di comunicazione, i banconisti, i cassieri e tutta la filiera del food. Ora si apre una fase nuova e stiamo già lavorando da tempo per favorire percorsi agili e in piena sicurezza per tutte le attività che possono ripartire".

Come si stanno preparando le imprese?
"Puntando sulla sicurezza e sulla cautela, che si traduce spesso in nuovi contratti di lavoro, sì, ma a tempo. Per queste ragioni occorre, ancor più, intervenire per privilegiare l’utilizzo di quei contratti che garantiscono più tutele al lavoratore, ovvero il contratto in somministrazione, oltre a quello a termine alle dirette dipendenze dell’azienda".

Come? Eliminando vincoli e strettoie a queste forme contrattuali? 
"Sì, occorre prima di tutto evitare che chi ha maturato un’esperienza in un determinato ambiente di lavoro non possa avere prorogato o rinnovato il proprio contratto a tempo determinato o in somministrazione per vincoli del legislatore che erano opinabili in una situazione pre-Covid e ora rischiano di esprimere appieno la loro dannosità. E più in generale va scongiurato il rischio di proliferazione di lavoro nero, irregolare o sotto-tutelato (dalle finte partite Iva al lavoro per cooperative spurie funzionale solo a pagare fino al 20% in meno il lavoratore)".

Se questo serve per ripartire, quali altri interventi strutturali sono utili per sostenere la possibile ripresa? 
"Va cambiato il paradigma di fondo della Pa verso chi fa impresa, passando da un principio di ’non fiducia’ a un atteggiamento di ’fiducia’, semplificazione, dematerializzazione dei pochi documenti necessari, con un forte slancio verso il digitale. L’altro tema centrale è la formazione. L’accountability, il dover rendere conto, deve tradursi per la formazione in un punto chiave: si finanziano solo i progetti e i soggetti che garantiscono una percentuale di occupati a fine corso. Nel nostro settore è così da sempre e, con risorse tutte private, in un anno formiamo oltre 270mila persone. La metà poi accede a un contratto di lavoro".