Un operaio al lavoro in fabbrica (Ansa)
Un operaio al lavoro in fabbrica (Ansa)

Roma, 9 marzo 2020 - Una giornata in trincea per denunciare la confusione e l’incertezza sui limiti e sui vincoli dell’ultimo, clamoroso, decreto blocca-circolazione nelle regioni del Nord e per gestire il complicato e controverso rientro in fabbrica e in ufficio dei dipendenti questa mattina. A trascorrere le ultime 24 ore al fronte dell’emergenza Coronavirus sono stati anche i vertici e i dirigenti di tutte le associazioni di categoria (a cominciare da Confindustria), tempestati da una valanga di richieste di dettagli dai loro associati del Centro-Nord. E solo a tarda sera dal governo è arrivata la conferma che l’industria e i servizi (dai supermercati ai centri commerciali) del cuore produttivo del Paese non si fermeranno perché lavoratori e merci, sebbene con limitazioni, potranno circolare.

Ma la rassicurazione non impedisce di calcolare allo stato maggiore delle associazioni imprenditoriali che la stretta determinerà per forza un ulteriore impatto devastante sull’attività produttiva dell’area più industrializzata della Penisola. A farne le spese, innanzitutto i pubblici esercizi e il turismo. Dalla Confesercenti si fa sapere che si rinuncia al calcolo delle perdite, che il giorno prima del decreto mostrava già un conto di 8 miliardi di euro di Pil nel semestre e 6,5 miliardi di consumi e ai parla di "danni incalcolabili". E dalla Fipe-Confcommercio spiegano che stanno ricevendo centinaia di telefonate e appelli per la chiusura temporanea delle attività, "nella comprensibile preoccupazione per la salute dei clienti, dei dipendenti e delle loro famiglie, come reazione alla difficoltà di gestione delle attuali disposizioni": il mancato rispetto dell’obbligo di un metro infatti può portare anche alla chiusura.

A tenere banco, comunque, è anche e soprattutto l’appello degli industriali e del mondo dei trasporti e della logistica a non fermare l’area più produttiva del Paese. I presidenti di Confindustria Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e il presidente nazionale Vincenzo Boccia hanno avvisato senza mezzi termini che "se si fermano le merci" e le fabbriche "ci sarà un effetto collaterale negativo acceleratore sull’economia". Rilanciano l’allarme e sollecitano ulteriori precisazioni (per esempio sull’eventuale quarantena degli autisti che attraversano i confini della zona rossa) anche le imprese della logistica e dei trasporti come TrasportoUnito o Confetra.

Così come i sindacati bancari chiedono agli istituti di credito quali siano le misure di sicurezza per i dipendenti e i clienti e avvisano che ogni spostamento non necessario nelle zone "chiuse" non sarà tollerato. Insomma, domande e incertezza, confusione e interpretazioni divergenti, con una dose esponenziale di preoccupazione per fatturati e salute, hanno scandito la giornata di ieri. E solo in serata la nota della Protezione civile ha formalizzato quelle rassicurazioni date a voce dal governo. E, dunque, merci e logistica non si bloccano nelle zone chiuse e i lavoratori, almeno quelli che non possono usare lo smart working da casa, potranno muoversi point to point, da casa a loro e rientro, in modo da non bloccare fabbriche e impianti.