Coronavirus (Ansa)
Coronavirus (Ansa)

Bologna, 24 febbraio 2020 - "L’impatto del coronavirus sul Pil dell’Italia potrebbe essere di oltre lo 0,2%". Parola del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Pronunciata ieri a margine del G20. Ma ciò che sta accadendo mostra segnali più che preoccupanti. Un’analisi precisa sembra infattibile. C’è però un dato che fa capire la dimensione del fenomeno: ai tempi della Sars, nel 2003, si fermò il 4% delle imprese cinesi, oggi le aziende bloccate oltre la Grande Muraglia sono il 16%.

Coronavirus qui le ultime notizie del 24 febbraio

Le perdite economiche causate dalla Sars furono calcolate in 25,3 miliardi di dollari per la sola economia del Dragone. Questa volta Pechino subirà danni per almeno 100 miliardi di dollari su un Pil di oltre 13mila miliardi. Un calo di circa lo 0,8%, anche se il Fondo monetario Internazionale due giorni fa lo ha stimato (forse prudentemente) allo 0,4%. Calo che secondo il Fmi sarà dello 0,1% a livello globale.

L’Italia ha un Pil di circa 2000 miliardi di dollari. Nella migliore delle ipotesi (quella stimata da Visco) ne perderemo 40. Per gli analisti di Nomura andremo in recessione dello 0,1%, contro stime del governo che erano di una crescita dello 0,6%. Il nostro Paese sta vivendo una delle peggiori situazioni fra quelle delle economie occidentali. Con i focolai di partenza del coronovirus in regioni che sono il motore dell’economia nazionale.

Lombardia e Veneto valgono circa il 30% del Pil italiano: 600 miliardi di dollari l’anno. Le due regioni producono il 40% delle esportazioni italiane. Si stima che Codogno e Casalpusterlengo, due dei comuni finiti in quarantena in Lombardia, fatturino insieme 1,6 miliardi l’anno. Ogni giorno di blocco produttivo può bruciare 5 milioni di ricavi, ma il danno potrebbe arrivare a 18-20 milioni se la serrata delle imprese venisse allargata a tutto il Lodigiano. E in Emilia-Romagna è a rischio un Pil da 180 miliardi di dollari.

Oltre all’industria ci sono altri settori che risentono della crisi virale. Turismo e commercio in primis. Al blocco dei turisti dalla Cina (5 milioni l’anno nel nostro Paese, che portavano 600 milioni di dollari), cominciano a sommarsi l’effetto della paura e dei provvedimenti governativi (lo stop alle gite scolastiche, per esempio). Gli albergatori vedono fioccare le disdette delle prenotazioni per i prossimi mesi. Molti negozi preferiscono lasciare le serrande abbassate. Danni gravi anche a cinema, teatri e al business degli eventi sportivi.

Batosta sul mondo del Carnevale, che in Italia vale 220 milioni l’anno. Venezia, con i suoi 60 milioni, già pativa gli effetti della paura nei giorni scorsi, ieri ha chiuso i battenti in anticipo. Anche lo propensione al consumo crolla: basti pensare che in Cina gli acquisti di automobili in gennaio sono piombati a meno 92%. Mentre i consumi di alimentari e di prodotti farmaceutici traggono beneficio. Così come le entrate delle baby sitter: i costi della chiusura delle scuole saranno invece pesanti per i bilanci delle famiglie.