Dibattito sul copyright
Dibattito sul copyright

Roma, 29 novembre 2018 - «La battaglia contro la tutela del diritto d’autore è combattuta in nome della libertà, in realtà si tratta della libertà di approfittarsi degli altri». È stato Giulio Mogol, presidente della Siae e autore-cult della musica italiana, a lanciare dal pulpito della sua autorevolezza e del suo indiscusso carisma il dardo più appuntito nella discussione che si è svolta ieri nella biblioteca del Senato sul tema del diritto d’autore, chiamato a discutere nel corso del convegno «La proprietà è un furto?» organizzato dalle fondazioni «Italia protagonista» di Maurizio Gasparri e «Magna Carta» di Gaetano Quagliariello. Insieme a Mogol un parterre de rois dei massimi protagonisti del settore. Da Fedele Confalonieri (Mediaset), Marcello Foa (Rai), Andrea Riffeser Monti (Fieg), Francesco Rutelli (Anica), Elio Catania (Confindustria Digitale). 
 
Mogol ha paragonato il gesto di chi accede alla rete e pretende di acquisire un contenuto senza riconoscere il compenso dovuto come quello di chi «va al ristorante e alla fine non paga», mentre Gaetano Quaglieriello ha spiegato che la tutela della proprietà di un bene, come per esempio una notizia, è anche una garanzia di riconoscibilità e di responsabilità di quella notizia stessa, aspetto molto importante nell’epoca delle fake news. Editori, autori, creativi, dirigenti ed esperti intervenuti si sono detti disponibili a una grande alleanza contro lo sfruttamento dei contenuti in rete, anche se ognuno ha riconosciuto che devono essere fatti i conti con una realtà tecnologica cambiata. Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, si è detto allibito «a sostenere che non si debbe pagare niente sono coloro nelle mani dei quali siamo messi tutti. Mi domando se ci sia qualcosa sotto, e credo che ci sia qualcosa sotto. D’altronde era Rousseau che parlava della proprietà privata come di una maledizione e ‘Rousseau’ mi ricorda anche qualcos’altro», ha affermato, con riferimento alla piattaforma M5S. Il presidente della Rai, Marcello Foa, ha auspicato «una soluzione di buonsenso». Foa ha ricordato come al di là di tutto «il futuro è digitale e occorre un modello in grado di tutelare il diritto d’autore e insieme la libertà». 
 
Il presidente della Federazione degli editori, Andrea Riffeser Monti, ha sottolineato l’impegno dell’organismo che presiede nel confronto estivo al parlamento europeo, ricordando che pochi giorni dopo la sua elezione il sottosegretario con delega all’editoria, Vito Crimi, ha annunciato misure penalizzanti per il settore in tema di pubblicità aste e appalti: «Chi è appena arrivato al governo non può prendere decisioni così rilevanti senza sentire chi da decenni opera nel settore», ha sottolineato Riffeser. Da presidente dell’Anica, Francesco Rutelli ha evidenziato i rischi di una situazione di cannibalizzazione di un insieme di filiere creative da parte di pochi grandi soggetti: «Cosa succede – si è domandato – se i grandi distributori, tipo Amazon, diventano produttori? Tutti sappiamo quali sono gli ascolti di Rai, Mediaset, Sky ecc... Ma Netflix? Chi sa in quanti vedono cosa?» e ha ricordato la «sensazionale opera di pressione» operata dai lobbisti dei big player a livello europeo. 
 
Prospettiva diversa, invece, quella di Elio Catania di Confindustria digitale, e già supermanager Ibm: «Il problema vero è che stiamo qui a discutere di piattaforme straniere, anziché europee, perché l’Europa non ha saputo innovare, non ha saputo creare Amazon e Netflix... Penso che una battaglia comune sia quella contro la pirateria, che è un reato, ma attenzione, per il resto, a creare una camicia di forza capace di bloccare l’innovazione». 

 

* Nella foto, da sinistra, Fedele Confalonieri (Mediaset), Andrea Riffeser Monti (Fieg), Giulio Mogol (Siae), Marcello Foa (Rai), Maurizio Gasparri, Elio Catania (Confindustria Digitale), Gaetano Quagliariello e il giornalista Alessandro Sansoni