Pietro Martani, fondatore e amministratore delegato di Copernico
Pietro Martani, fondatore e amministratore delegato di Copernico

Si chiamerà Copernico Rizzoli e aprirà a breve a Bologna. Ma l’espansione della società passerà dai capoluoghi di provincia con le prossime aperture a Varese, Trieste e Cagliari. Copernico, nata nel 2015 da un’idea di Pietro Martani e dalla sua decennale esperienza di Windows on Europe nel settore hospitality, è una rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working, il lavoro agile e la crescita professionale e di business di freelance, professionisti, start-up e aziende.

La società punterà su Bologna con un hub in via Rizzoli, 26. Avrà una superficie di 3.600 metri quadri e ospiterà al suo interno uffici flessibili, sale meeting, coworking, una lounge, e una terrazza che offrirà una vista sulla città a 360°, oltre all’area più social composta da ambienti di lavoro informali e dinamici, ideali per il lavoratore moderno che cerca luoghi e contesti che facilitano la produttività e la conciliazione tra vita personale e professionale. Inoltre, il nuovo hub sarà collegato con gli altri già presenti, o di prossima apertura a Milano, Torino, Bruxelles, Varese, Bologna e successivamente Trieste. Copernico, in sostanza, metterà a disposizione un «ufficio» o una «postazione di coworking» a fronte di un canone mensile con un contratto flessibile.

Ciascun ufficio è completamente arredato, pronto a essere utilizzato e senza spese ulteriori, se non quelle per la personalizzazione dello spazio. Wi-fi, reception, facility management e utilities, sicurezza, gestione della corrispondenza sono tutti servizi garantiti e inclusi nel contratto. Servizi che diventano un’esigenza non solo nelle grandi città, ma anche nei capoluoghi della cosiddetta provincia. I dati, del resto, parlano chiaro. Secondo una ricerca di Italian Coworking se tra il 2008 e il 2017 Milano e Roma hanno guidato il mercato e la classifica in termini di densità di coworking in rapporto alla popolazione, oggi in Italia uno spazio di coworking su quattro ha sede in un agglomerato con meno di 50mila abitanti e uno spazio di coworking su otto opera in Comuni con meno di 20mila abitanti. Ecco perché le società che gestiscono gli uffici flessibili stanno affiancando alle sedi delle grandi città nuovi spazi nei capoluoghi di provincia:

«Stiamo espandendo il nostro business in aree nelle quali possiamo portare valore strategico ai nuovi contesti lavorativi, attraverso modalità che già adottiamo all’interno dei nostri progetti e che sono basate sull’abilitazione di relazioni e connessioni tra professionisti con un ripensamento strategico dell’ambiente di lavoro – spiega Pietro Martani, fondatore e ad di Copernico –. Sappiamo che c’è un’esigenza crescente di creare occasioni e opportunità, per accrescere la propria conoscenza e la propria rete, anche all’interno di una stessa azienda. Un cambiamento che sta influenzando sempre di più anche le corporation che capiscono che, per continuare ad avere la capacità di attrarre e trattenere persone talentuose, devono creare contesti dinamici, dove l’organizzazione degli spazi e il loro design diventano un fattore chiave per trattenere le giuste risorse».

Secondo i ricercatori dell’Università del Michigan convincono la possibilità di interazione con le persone (84%), le opportunità che offrono (82%) e la condivisione delle conoscenze (77%). Sono cambiate le esigenze dei lavoratori. Negli ultimi 20 anni, nel mondo del lavoro, si è messa in crisi la condizione di stanzialità, in favore di una condizione di mobilità continua che ha contribuito alla nascita dello smart working.