Roberto Olivi, presidente di Coopservice
Roberto Olivi, presidente di Coopservice

Pulizia, sanificazione, sicurezza, vigilanza, trasporti ed energia, tra un bilancio roseo, un contributo esemplare alla gestione delle recenti emergenze sanitarie e un futuro votato all’innovazione tecnologica. Tutto questo è stato e sarà Coopservice, la cooperativa di servizi aziendali nata a Reggio Emilia nel 1991 che, su un 2019 all’insegna della crescita e della rivoluzione organizzativa, ha costruito un 2020 iniziato con la pronta reazione alle dure sollecitazioni della pandemia. A monte dei frenetici ultimi mesi, infatti, stanno i numeri confortanti fatti segnare lo scorso anno, con un incremento del 3,5% del volume di affari (passato da 513 a 616 milioni di euro) e un utile più che raddoppiato rispetto al 2018, frutto, nelle parole del presidente, Roberto Olivi, "delle felici fusioni con Gesta, Ad personam ed Electric System, e del lavoro certosino profuso nel rinnovo dei processi organizzativi". Una riorganizzazione, questa, votata in particolare "al ricambio generazionale, all’evoluzione di sistemi di analisi di dati e all’introduzione di nuovi strumenti tecnici", che ha contribuito al balzo in avanti del fatturato consolidato del gruppo (990 milioni, per un 5% secco in più rispetto al 2018) e che resta, secondo Olivi, "il nostro più grande motivo di soddisfazione". Poi, nel bel mezzo di un piano di sviluppo 2018-2022 che procedeva a gonfie vele, è arrivato il Coronavirus, "con il suo duro impatto su alcuni dei settori in cui operiamo, su tutti la vigilanza, con i ritmi serrati e gli ingenti investimenti richiesti dal nostro lavoro in ambito sanitario e, non ultimo, con il moltiplicarsi delle richieste di aiuto da parte di clienti in difficoltà".

In questo quadro, però, Coopservice non si è certo scoraggiata e, prosegue Olivi, "ha immediatamente approntato degli stress test per capire l’impatto del virus sugli affari, investendo poi 2,4 milioni di euro in misure di contenimento sanitario e gettandosi a capofitto nelle sfide quotidiane, come l’apporto fornito dai nostri uomini della logistica all’ospedale Covid-19 di Napoli". Così facendo, a fronte di un calo dei ricavi totali che si aggirerà intorno al 5%, "abbiamo dato prova di quella flessibilità e di quella resilienza che ci consentono di mantenere alta l’attenzione verso le fasce più deboli della popolazione, gettando le basi per un domani che sarà caratterizzato da profondi mutamenti". Su tutti, l’eliminazione progressiva del denaro contante, "che rivoluzionerà il comparto del trasporto valori –, e l’impulso al telelavoro, – che, da noi, ha coinvolto all’improvviso l’80% degli addetti".

La ricetta per farsi trovare pronti, allora, prevede, in questi come in altri casi, "un giusto mix di qualità, legalità e competenza", caratteristiche tipiche di Coopservice che, "si spera, saranno le stesse alla base dei bandi di gara ai quali partecipiamo, che dovranno giocoforza abbandonare il principio perdente del massimo ribasso".

Infine, il futuro del gruppo parlerà anche il linguaggio della tecnologia, con il portato delle innovazioni delle quali è responsabile Luca Baracchi, direttore tecnico e innovation manager dell’azienda. "Le parole d’ordine, su questo fronte, sono l’analisi dei dati e le collaborazioni avviate con poli accademici e startup promettenti – ha spiegato Baracchi -, con il loro immenso potenziale logistico e progettuale", mentre una piccola chicca è il neonato esoscheletro che, nei prossimi anni, aiuterà le maestranze coinvolte nei lavori più pesanti, "innalzando la qualità del lavoro e riducendo i rischi sanitari da logoramento".