Da luogo in cui fare semplicemente la spesa a ultimo baluardo della libertà personale. Presidio indispensabile per reperire i generi alimentari necessari alla nostra sopravvivenza. Così la pandemia ha cambiato la faccia del supermercato. E soprattutto la percezione che ne hanno i cittadini. I colossi italiani della grande distribuzione hanno reagito in ordine sparso all’emergenza, alcuni con operazioni di marketing, altri concentrandosi maggiormente sulla sicurezza e la tutela dei clienti e dei propri dipendenti. Fra questi Coop Italia, azienda leader del mercato nazionale, che fin dalle prime ore dell’emergenza ha istituito un Comitato di crisi con il compito di mettere in campo le misure precauzionali necessarie, "in modo da rendere concrete le indicazioni ministeriali di sicurezza" spiega l’amministratore delegato Maura Latini.

Concretamente, in cosa consistono queste misure?

"Dal contingentamento degli accessi, basati sul numero di clienti che ogni punto di vendita è in grado di gestire nei diversi momenti della giornata, a tutta la segnaletica predisposta per aumentare le distanze oltre un metro. Abbiamo anche cercato di sensibilizzare soci e consumatori a tenere comportamenti in linea con le direttive, posizionato barriere di plexiglass alle casse degli oltre 1.100 punti vendita, distribuito le mascherine, così come i guanti e i disinfettanti a disposizione dei clienti. Ci siamo detti: prima di tutto la sicurezza, sia presidiando l’interno del punto vendita che la catena di approvvigionamento".

E oltre alla sicurezza?

"Ci siamo impegnati a fondo per garantire la continuità del servizio e per contrastare ogni tentativo di speculazione sulla merce, grazie alla collaborazione con gli oltre 13mila fornitori di Coop, con cui nel tempo abbiamo costruito filiere virtuose".

A proposito di virtù, può spiegarci la scelta di chiudere la domenica, in controtendenza rispetto ai vostri competitor?

"È una misura che ha una duplice valenza: rispondere alle esigenze di pausa del personale che lavora nei punti vendita e limitare ulteriormente le uscite da casa delle persone. Siamo consapevoli di dover svolgere un servizio essenziale e quindi bisogna fare scelte equilibrate che permettano a tutti di fare la spesa in condizioni ordinate e di sicurezza, ma senza dimenticare l’attenzione dovuta ai nostri dipendenti".

C’è un altro capitolo importante, quello della solidarietà...

"Le cooperative si sono impegnate singolarmente da subito e con forza per le urgenze specifiche dell’emergenza nei luoghi dove questa si sviluppa, erogando contributi e sostegno ai Comuni e alle strutture sanitarie e assistenziali. A tutto ciò si sono aggiunte a livello nazionale azioni importanti. Abbiamo siglato un Protocollo d’Intesa con Anci e Protezione Civile che ci ha permesso di attivare il servizio di consegna gratuito della spesa a persone più vulnerabili costrette a casa. Ma anche in questo il ruolo svolto dalle organizzazioni di volontariato locale è insostituibile; sono coinvolti mille nostri punti vendita e contiamo a regime di arrivare a distribuire tra le 5mila e le 10mila spese giornaliere".

Insieme al modo di fare la spesa, l’epidemia ha cambiato anche le vostre strategie?

"Necessariamente. Abbiamo fatto un’azione importante che bloccherà i prezzi di oltre 18mila prodotti confezionati industriali, a marchio Coop e non,fino al 31 maggio. È una sorta di garanzia che Coop sottoscrive a vantaggio dei propri soci e consumatori, ma anche a tutela dei produttori e degli allevatori italiani. Ci siamo impegnati per i nostri prodotti in maniera tale che sia garantito a ogni anello della filiera produttiva la giusta remunerazione. Mai come ora il nostro primario impegno è proteggere le famiglie e il tessuto produttivo italiano".

Guardiamo oltre all’emergenza. Come cambierà il vostro modo di relazionarvi con i consumatori una volta che sarà solo un brutto ricordo? O forse sta già sta cambiando?

"L’eccezionalità del momento ci ha permesso di riscoprire una forte vicinanza con i nostri soci e consumatori. I punti vendita Coop si sono trasformati in zattere di salvataggio, presidi emotivi dove fare una cosa normale come la spesa è diventato un valore, percependo la sensazione di poterla fare in sicurezza. Abbiamo cercato di interpretare con le nostre azioni e anche con la nostra modalità di comunicazione questa necessità: una sorta di rimessa in ordine delle priorità, un ritorno alle origini dell’essere cooperativa che, in futuro, non dimenticheremo".