Ernesto Maria Ruffini, direttore dell'Agenzia delle Entrate (Ansa)
Ernesto Maria Ruffini, direttore dell'Agenzia delle Entrate (Ansa)

Roma – Da Agenzia delle Entrate a Agenzia delle Uscite. C’è chi lo ha osservato come battuta, ma in realtà nell’anno della grande pandemia la principale “piattaforma” di gestione del fisco del Paese, guidata da Ernesto Maria Ruffini, ha dovuto reinventarsi per erogare, in tempi record, circa 9 miliardi di euro a oltre 2 milioni e 400 mila attività economiche finite nel vortice dell’emergenza Coronavirus: in primo piano ristoratori e commercianti concentrati nelle regioni del Nord. Tre milioni di bonifici per contributi a fondo perduto confluiti direttamente sui conti correnti delle partite Iva interessate all’operazione Ristori che, attraverso provvedimenti differenti, si è sviluppata da marzo a oggi. Con la prospettiva di un’estensione al 2021, sia pure con altri criteri e modalità.

E’ possibile, dunque, tirare le somme più o meno definitive, almeno per l’anno in corso, di questo intervento complessivo che ha visto la macchina fiscale girare a ritmi mai visti prima. “Questo periodo storico – ha spiegato recentemente il direttore dell’Agenzia, Ruffini – ha messo a dura prova le amministrazioni. Noi siamo riusciti con l’aiuto della Sogei a mettere in piedi un’infrastruttura efficace. Per i primi contributi, quelli del decreto Rilancio, dalla domanda al pagamento sono passate due settimane. Per i pagamenti del tre decreti Ristori nove giorni. Per le ultime erogazioni – quelle del decreto Ristori-quater – sono bastati quattro giorni”.

Ebbene, secondo i dati a inizio dicembre, i circa 9 miliardi di euro sono andati principalmente a operatori del Nord e del Centro, le aree a maggiore presenza di attività imprenditoriali falcidiate dalla pandemia. Circa 454 mila contributi, per un totale di un miliardo e 688 milioni di euro, sono finiti in Lombardia. Al secondo posto il Veneto con più di 261 mila pagamenti per 850 milioni di euro. Al terzo e quarto posto l’Emilia Romagna (283.800 bonifici per 808 milioni) e la Toscana (255.638 e 802 milioni). Seguono Lazio, Campania, Piemonte e Sicilia sopra i 200 mila pagamenti con esborsi che vanno dai 700 ai 500 milioni di euro. Le altre regioni sono sotto,  con le Marche a quota 91.409 pagamenti e 265,67 milioni, la Liguria a 93.368 e 244,23, l’Umbria a 42.240 e 126,00, con la Valle d’Aosta e il Molise in fondo.

Se dai territori passiamo alle attività economiche, si può osservare che al primo posto dei contributi si trovano i servizi di ristorazione con più di 523 mila contributi per circa un miliardo e 789 milioni di euro. Al secondo e terzo posto il commercio al dettaglio e quello all’ingrosso rispettivamente con oltre 433 mila pagamenti per un miliardo e 302 milioni di euro e oltre 238 mila pagamenti per circa 753 milioni di euro. Seguono i lavori di costruzione specializzati (più di 232 mila pagamenti e 528 milioni di euro), le attività di alloggio (oltre 107 mila bonifici per più di 460 milioni di euro), le coltivazioni agricole e le produzioni animali (246 mila pagamenti per 379 milioni di euro), la costruzione di edifici (a quota 74 mila pagamenti per 331 milioni di euro circa), i servizi alla persona (con 186 mila pagamenti per 300 milioni) e il commercio e riparazione di autoveicoli (con più di 85 mila erogazioni per più di 267 milioni di euro). La fetta rimanente di ristori si distribuisce, ma con importi via via più limitati, per altre decine di codici Ateco.

Per quanto empiriche, le due classifiche sui contributi a fondo perduto per i crolli di fatturato restituiscono comunque una mappa, per aree geografiche e per settori, dell’emergenza economica prodotta dal virus. Una mappa che, come ha osservato lo stesso Ruffini, ha anche a che fare con l’evasione fiscale, penalizzando chi ha dichiarato di meno. Dal momento che l’operazione si basa sul confronto tra il fatturato di aprile 2020 e quello di aprile 2019, "chi ha fatturato poco o niente per nascondere i profitti al fisco ha avuto poco o niente".