di Lorenzo Frassoldati

Dopo il boom dei consumi di frutta e verdura durante il lockdown (+14% ad aprile, dati Cso Italy) con aumento delle quantità e dei prezzi (+8%), gli acquisti degli italiani si sono progressivamente raffreddati. La campagna della frutta estiva inoltre è caratterizzata da un forte calo produttivo (albicocche, susine, pesche-nettarine) conseguenza delle gelate primaverili, in particolare al Centro Nord. Meno prodotto, consumi in contrazione, prezzi bassi.

Marco Salvi, numero uno dell’omonimo gruppo ferrarese e presidente di Fruitimprese (le imprese private produttive e commerciali) analizza: "Probabilmente non abbiamo spiegato in modo chiaro alla Distribuzione moderna e al mercato la situazione di emergenza che sta vivendo la produzione. Sono diversi anni che si verificano situazioni climatiche avverse, cui si aggiunge il flagello della cimice e di altre fitopatie. Un quadro di eccezionale convergenza di criticità che sta sconvolgendo il settore ortofrutticolo: solo in Emilia Romagna, negli ultimi 15 anni l’ortofrutta ha perso oltre 19mila ettari. Un’enorme perdita di valore per il territorio, di posti di lavoro, di redditività per le aziende, con riflessi pesanti su tutti i settori a monte e a valle dell’impresa agricola. Dopo tutto quello che il settore ha fatto in questi mesi, lavorando in condizioni precarie e difficilissime – continua Salvi – ci aspettavamo una maggiore considerazione da parte del governo. Se non arriva un intervento veloce, perderemo altre migliaia di ettari e con essi le aziende e le superfici produttive".

Servono alcune condizioni per invertire il trend negativo, insiste Ilenio Bastoni, direttore generale Apofruit, a partire dalla competitività che passa da "sgravi contributivi sul costo del lavoro di almeno il 50%, tali da ridurre i costi per ettaro e liquidare ai produttori un 8-10% in più. Se non si recupera redditività per le aziende agricole, l’emorragia di ettari continuerà".

"In Emilia Romagna stimiamo una contrazione della produzione del 75% per la frutta estiva con picchi oltre il 90% per le albicocche e valori non distanti per pesche e nettarine, un raccolto di pere in crescita rispetto al 2019 ma purtroppo ancora del 30% più basso rispetto a un anno normale e sono attesi volumi molto ridotti anche per il kiwi", dettaglia Davide Vernocchi, presidente Apo Conerpoa e coordinatore di settore per la cooperazione italiana. Serve un intervento forte delle istituzioni: "A partire da una completa riforma della legge 102 sullo stato di calamità, oggi del tutto inadeguata".

Intanto è stato messo in cantiere un progetto di rilancio della pera tipica Igp dell’Emilia Romagna (persi 6.000 ettari in 10 anni) sostenuto dalla Regione. "Ben venga – commenta Marco Salvi – purché le iniziative messe in campo abbiano un unico scopo: valorizzare il prodotto per meglio remunerare l’anello debole della filiera che è il produttore".