Bruxelles, 18 luglio 2020 - Il negoziato al Consiglio europeo è "in una fase di stallo", l'Italia lavora per "una sintesi" ma non intende accettare "strumenti che non servono a niente". A dirlo è il premier Giuseppe Conte durante una pausa della seconda giornata sul Recovery Fund da 750 miliardi e sul Bilancio 2021-2027. "Siamo in una fase di stallo: si sta rivelando molto complicato, più complicato del previsto. Sono tante questioni su cui stiamo ancora discutendo che non riusciamo a sciogliere", spiega il presidente del Consiglio in diretta Facebook. "Questo negoziato è molto importante per l'interesse nazionale e per l'interesse di tutti i cittadini italiani ed europei", aggiunge Conte che non nasconde il duro confronto con "l'Olanda ma anche con altri 'Paesi frugali' che non condividono la necessità di una risposta così sussistente per i sussidi ma mettono in discussione in parte i prestiti. Stiamo cercando di coinvolgere tutti nella prospettiva europea". Gli strumenti di intervento conto la crisi provocata dalla pandemia di Covid-19, conclude Conte, "devono essere effettivi ed efficaci. Serve una risposta collettiva robusta, dal punto di vista della consistenza economica".

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Il nodo sussidi

Secondo quanto si apprende da fonti diplomatiche europee, la Svezia, a nome di tutti e quattro i 'Paesi frugali' (Olanda, Austria e Danimarca), ha infatti presentato una posizione in cui chiede di non andare oltre i 150 miliardi di sussidi come dotazione massima per il Recovery Fund. 

La proposta di Michel

Resta dunque difficile trovare la quadra nonostante la mediazione cercata dal presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, che adesso dovrebbe una nuova proposta. In mattinata Michel ne ha messo sul tavolo una che, pur non modificando la dimensione complessiva del Recovery Fund, prevedeva una riduzione di circa 50 miliardi delle sovvenzioni a fondo perduto (da 500 a 450 miliardi). Allo stesso tempo la nuova 'nego-box' di Michel prevede un aumento di 15 miliardi delle somme gestite direttamente dai governi nell'ambito della Recovery and Resilience Facility, che passerebbe da 310 a 325 miliardi (anche se su questo punto tuttavia ci sono diverse resistenze). Per utilizzare le risorse del Recovery gli esecutivi dovranno proporre piani di riforme e investimenti, che andranno approvati dalla Commissione europea e dal Consiglio Ue a maggioranza qualificata. Ma anche durante l'esecuzione dei piani nazionali un solo Paese potrebbe attivare un 'freno d'emergenza' sulla governance, con la possibilità per i Paesi di bloccare l'esborso dei fondi e chiedere l'intervento del Consiglio. Inoltre si propone di dare 'rebates' più alti (aumenterebbero gli importi degli sconti a favore di Danimarca, Austria e Svezia) e di approvare una chiave di distribuzione modificata dei finanziamenti europei (60% dei fondi distribuiti in base a Pil e disoccupazione degli ultimi 5 anni, e il 40% in base al calo della crescita solo dell'ultimo anno). 

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L'Olanda apre, Conte: "Veti inaccettabili"

Ma se fonti diplomatiche olandesi fanno sapere che "la proposta sulla governance presentata da Michel è un passo nella giusta direzione" pur se "ci sono molte cose ancora da risolvere", rilievi sono stati sollevati da Conte e dal premier spagnolo Pedro Sanchez sul 'freno di emergenza' che riguarda la governance del Recovery Fund. Nel corso della giornata fonti italiane hanno riferito di un un duro intervento del presidente del Consiglio, che "ha attaccato l'approccio ben poco costruttivo con cui alcuni Paesi stanno affrontando la discussione, dimostrando scarsa consapevolezza sulla crisi epocale che l'Europa sta vivendo e sulla necessita' di una pronta ed efficace reazione". E' stato "molto duro - hanno precisato le fonti - in particolare con i Paesi che vogliono riservarsi un veto sull'attuazione del budget che è inaccettabile giuridicamente e politicamente perché altera l'assetto istituzionale europeo". 

Italia propone decisioni a maggioranza qualificata

Il Governo italiano ha avanzato una proposta per modificare il meccanismo che può bloccare l'erogazione in fase di attuazione dei fondi del Recovery fund. La proposta, spiegano fonti italiane, prevede che le decisioni vengano prese "a maggioranza qualificata e non all'unanimità". Al momento non trapelano altri dettagli. Ma dall'inizio il premier Giuseppe Conte si è opposto alla richiesta di Mark Rutte di prendere le decisioni sui piani di riforma nazionali, in Consiglio europeo, all'unanimità. 

I leader si riuniranno di nuovo domani a mezzogiorno. Lo scrive il portavoce di Charles Michel su Twitter.