18 mar 2022

Il congedo di paternità non è più sperimentale. L'Inps: "Diventa misura strutturale"

Come funziona il periodo di astensione dal lavoro in Italia e perché c'è ancora molto da fare 

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Neonato (foto repertorio)

Milano - Era il 2012 quando una legge, la 92 del 2012, introduceva – in via sperimentale – per i papà lavoratori l’obbligo di astenersi dal lavoro per un giorno entro cinque mesi dal parto. Volendo, si potevano aggiungere due giorni facoltativi, in alternativa alla madre. In dieci anni il congedo di paternità è decuplicato, arrivando a dieci (più uno facoltativo) e adesso arriva un'altra novità, meno sostanziale ma comunque significativa: l'indennità per il congedo di paternità dei lavoratori dipendenti diventa una misura strutturale e non necessiterà più di un rinnovo annuale.

Il congedo di paternità in Italia

Finora quello che in altri Paesi ben più avanti di noi è un diritto arrivato a eguagliare quello delle madri (fantascienza, per l'Italia) era una sperimentazione da rinnovare di anno in anno. Non sarà più così: dal 2022, a seguito delle modifiche apportate dalla legge di Bilancio, la misura è definitiva. Cosa cambia? Nei fatti nulla: i padri lavoratori dipendenti possono fruire stabilmente di dieci giorni di astensione dal lavoro, anche non continuativi, nei primi cinque mesi di vita del figlio. L'indennità giornaliera è riconosciuta nella misura del 100% della retribuzione. Questi dieci giorni sono un diritto a sé stante, non sono legati al periodo di astensione obbligatoria della madre, al quale - anzi - si aggiungono  

Il beneficio è concesso anche ai padri lavoratori dipendenti adottivi, affidatari o collocatari entro e non oltre il quinto mese dalla nascita, dall'ingresso in famiglia o in Italia, nel caso di adozione nazionale o internazionale, oppure dall'affidamento.

Sempre entro il quinto mese dalla nascita o l'ingresso del bambino in famiglia, il papà può richiedere anche un giorno di congedo facoltativo con il riconoscimento di un'indennità pari al 100% della retribuzione, ma in questo caso la domanda è alternativa al periodo di astensione obbligatoria spettante alla madre.

Come si chiede 

I lavoratori dipendenti del settore privato per i quali il pagamento della relativa indennità è erogato direttamente dall'Istituto, possono presentare domanda di congedo all'Inps sul sito www.inps.it, tramite Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile o gli enti di patronato. Nel caso in cui le indennità siano, invece, anticipate dal datore di lavoro, i lavoratori dipendenti del settore privato possono comunicare direttamente al proprio datore di lavoro la fruizione del congedo di cui trattasi, senza necessità di presentare domanda all'Inps. 

C'è ancora molto da fare

Come detto, la storia del congedo di paternità in Italia è molto recente. Dopo l'introduzione del giorno singolo, il legislatore mano a mano ha aumentato la durata del congedo: da quattro a cinque giorni nel 2019, da cinque a sette nel 2020 e per il 2021 da sette a dieci. A fronte dei cinque mesi obbligatori della madre. Passi da gigante, ma ancora non basta e su questo tema l’Italia resta piuttosto in fondo nelle classifiche europee. 

In primis, perché la misura riguarda solo i dipendenti privati: per il pubblico si attende ancora un decreto attuativo che individui gli ambiti per "armonizzare la disciplina". C'è da dire che il Ministero del Lavoro sta lavorando a uno schema di decreto che consenta di superare questa differenza tra dipendenti privati e pubblici. 

In secundis, perché dieci giorni sono davvero pochi e non favoriranno mai né "una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro" (come era negli intenti del legislatore del 2012), né il reale superamento delle discriminazioni cui vanno incontro le donne sul luogo di lavoro. Finché avere figli peserà, anche in termini di congedo obligatorio, tutto sulle donne, le aziende avranno buon gioco a preferire gli uomini, anche se papà. 

 

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