Il solco è quello tracciato da Mario Draghi al Meeting di Rimini (troppi, inutili bonus e niente investimenti per i giovani), ma i toni sono molto più duri, nello stile Bonomi di questi mesi. E così la lettera riservata inviata dal presidente di Confindustria ai vertici di associazioni settoriali e territoriali del sistema per convocare l’assemblea pubblica del 29 settembre, si trasforma in un nuovo j’accuse al governo, con molteplici capi d’imputazione: dalle "misure frammentate" adottate per fronteggiare la pandemia all’impiego di "100 miliardi di euro" senza che siano stati sciolti "i nodi che imbrigliano la crescita, con il Paese che versa nell’incertezza", dalla riforma del...

Il solco è quello tracciato da Mario Draghi al Meeting di Rimini (troppi, inutili bonus e niente investimenti per i giovani), ma i toni sono molto più duri, nello stile Bonomi di questi mesi. E così la lettera riservata inviata dal presidente di Confindustria ai vertici di associazioni settoriali e territoriali del sistema per convocare l’assemblea pubblica del 29 settembre, si trasforma in un nuovo j’accuse al governo, con molteplici capi d’imputazione: dalle "misure frammentate" adottate per fronteggiare la pandemia all’impiego di "100 miliardi di euro" senza che siano stati sciolti "i nodi che imbrigliano la crescita, con il Paese che versa nell’incertezza", dalla riforma del fisco ("un’Araba Fenice che ancora non si vede") all’"errore rischioso" compiuto su cassa integrazione e blocco dei licenziamenti. Fino alle preoccupazioni per l’apertura delle scuole (c’è "tanta incertezza") e per la stessa strategia di contrasto del Coronavirus: dall’"esperienza dei mancati controlli e tamponi di massa al rientro dalle vacanze dai Paesi a rischio" all’"insuccesso della app Immuni". Ma, a leggere neanche tra le righe della missiva del numero uno degli industriali, non mancano gli avvisi di battaglia per i sindacati in vista del tavolo di inizi settembre: "Vogliamo rinnovare i contratti, ma li vogliamo rivoluzionari rispetto al vecchio scambio di inizio Novecento tra salari e orari. Una posizione da sostenere con chiarezza e fermezza". Così come non manca una denuncia inquietante: serve essere uniti – insiste – "nel respingere le polemiche e anche i tentativi di intimidirci".

Il riferimento di Carlo Bonomi non è esplicito, ma più di un addetto ai lavori invita a guardare a qualche velata minaccia arrivata dalla politica e dal Palazzo, per esempio, rispetto alla presenza o al possibile ritiro delle imprese pubbliche da Confindustria. Di sicuro, del resto, se l’opposizione plaude alle parole del leader degli industriali, la maggioranza e il governo le accolgono con freddezza. La tensione è sempre alle stelle e dal governo si rilancia informalmente la tesi dello "stupore per questi attacchi inutilmente polemici, mentre tutti siamo impegnati sul fronte della gestione di una fase drammatica e sulla messa a punto dei piani per il Recovery Fund, una fase che richiederebbe ben altri atteggiamenti da parte di Confindustria". Senza contare che dall’entourage di Giuseppe Conte si insiste sull’"ansia da prestazione politica" di Bonomi. Le ripetute reazioni stizzite, ma non pubbliche, dei ministri (principalmente Amendola e Patuanelli) e del premier non sembrano, però, sortire effetti sulla linea dell’ex presidente di Assolombarda. E la lettera ne è la prova. Vista da viale dell’Astronomia, l’Italia è un Paese che ha bisogno di una svolta drastica. "Un Paese – Bonomi va all’attacco – che deruba le giovani generazioni con un welfare squilibrato sulla previdenza e che li priva della formazione di base e permanente necessaria di fronte all’evolvere delle tecnologie, è un Paese che rende ancor meno sostenibile il suo debito". "Un Paese – insiste – in cui oggi molti si illudono che i 209 miliardi di euro del Recovery Fund siano un bancomat illimitato per ogni tipo di misura si dimentica che in poche settimane il governo deve predisporre un piano concreto". Per concludere con una sorta di appello alla battaglia perché "ci aspetta una stagione in cui il costo dell’incompetenza sopravanzerà per generazioni i benefici di chi oggi se ne avvantaggia".