di Letizia Magnani

Un amore sterminato per il territorio e per il Parmigiano Reggiano. È questo che traspare dalle parole e dalle azioni di Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano. 48 anni, figlio e nipote di produttori di latte, "sono la quarta generazione nella mia famiglia", dice in un sorriso Bertinelli, due lauree, una in Agraria, una in economia e un MBA, in finanza e gestione: "sono stato un po’ in giro per il mondo, poi mio padre mi ha chiamato e ho capito che era il momento di tonare a casa, per occuparmi di quello che amo, il Parmigiano Reggiano".

Presidente, il Covid-19 ha messo in ginocchio anche voi?

"Niente affatto, anzi. Le richieste di Parmigiano Reggiano sono aumentate nettamente. Nonostante la ristorazione si sia fermata per alcuni mesi, i consumi sono aumentati del 6% in Italia e dell’11 all’estero".

Cosa insegnano questi dati?

"Ci abbiamo riflettuto molto in questi mesi. Come è possibile che il segno sia positivo? Beh, significa che i consumatori si fidano di quello che facciamo e quindi, anche nei mesi nei quali sono rimasti chiusi in casa, per il lockdown, hanno continuato a scegliere il loro formaggio di riferimento, perché sanno che si possono fidare del prodotto. Ma emerge anche un altro dato, più preoccupante".

Quale, presidente?

"Vuole dire che nella ristorazione, soprattutto all’estero, quello che viene spacciato per Parmigiano Reggiano, in realtà non è tale. Ma noi sul tema della qualità e della trasparenza al consumatore non arretriamo di un passo".

Lei ha portato una svolta green all’interno del Consorzio e ora propone anche di aprire sempre di più i caseifici al mondo. Come mai?

"Perché il tempo del cambiamento è adesso. Mi aspetto che ‘Parmigiano Reggiano Experience’ faccia da volano al prodotto turistico dell’interno territorio di produzione, il che sarebbe davvero un successo. Nel 2015 sono successe tre cose che hanno cambiato la visione del mondo. Ad Expo Milano è stata firmata la ‘Carta di Milano’, poco dopo è stato siglato un accordo sul clima, riassunto nell’Agenda 2030, infine Papa Francesco ha scritto “Laudato si’”, nell’enciclica l’ambiente è al centro del ragionamento".

Pensavo che lei si occupasse di latte, mucche, stagionatura…

"E me ne occupo, infatti, ogni giorno. Noi siamo i custodi del creato. La pandemia stessa è un acceleratore importante per cambiare rotta".

È il tempo di un green new deal?

"Credo proprio di sì".

Come si sposa questa idea innovativa con la necessità di preservare una tradizione millenaria come quella del Parmigiano Reggiano?

"Con responsabilità e impegno, ma anche con una visione chiara".

Bertinelli, qual è la sua?

"Vorrei creare un luogo di stagionatura grande, visitabile da tutti. Lo penso bello, innovativo, disegnato da un architetto importante, un luogo di ricerca, di studio, di narrazione, ma anche, fondamentalmente, di stagionatura, per quei caseifici che non ne hanno uno proprio. Magari in un posto che possa essere facilmente raggiungibile".

Dove lo immagina?

"All’uscita dell’autostrada A1, quindi a Reggio Emilia. L’A1 idealmente taglia il territorio di produzione del Parmigiano Reggiano, che va da Bologna, a Modena, da Parma a Reggio Emilia, fino alla provincia di Mantova".

L’Italia è un paese di campanili, la sua idea come è stata presa dal Consorzio?

"Bene. Ovviamente si dovrà discutere, ma questo posto, unico, autentico, deve racchiudere il bello, il buono, ed essere facilmente raggiungibile. A Reggio Emilia c’è l’alta velocità, l’autostrada, è baricentrico rispetto al territorio di produzione, insomma sarebbe una buona idea per sviluppare il turismo, il territorio e per portare la nostra tradizione nel futuro".

Anche Fico, il parco tematico del cibo sorto a Bologna qualche anno fa, aveva questa intenzione?

"Il luogo che immagino sarebbe un museo, ma anche uno spazio, unico al mondo, di stagionatura. Insomma, un luogo di coltura e di cultura, dove l’autenticità e il gusto convivono".