Doveva essere l’anno della definitiva ripresa delle compravendite immobiliari e del rilancio dei mutui, dopo il calo accusato nel 2019. Anno che si è chiuso con volumi relativi ai finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 48,8 miliardi, il 3,2% in meno rispetto ai dodici mesi precedenti. Ma l’epidemia da Coronavirus, dopo una partenza più che positiva a gennaio e febbraio, ha bruscamente frenato il mercato del mattone. Anche perché il lockdown ha complicato tutto l’iter dell’acquisto di una casa, dalla visita all’immobile (anche se sono aumentati i tour virtuali) alle perizie, dalle pratiche per la stipula del mutuo in banca ai rogiti dei notai.

Con l’inizio della Fase2 a maggio sono arrivati i segnali di ripartenza ma, spiega Fabiana Megliola, responsabile dell’Ufficio studi del gruppo Tecnocasa, "alla luce dell’emergenza del Coronavirus ci aspettiamo un rallentamento dal lato delle compravendite, che già nel 2019 avevano registrato una crescita più contenuta". Le stime di Tecnocasa sono di una riduzione di almeno 50mila transazioni per quest’anno (ma tutto dipenderà dalla ripresa dell’economia, dall’andamento dell’occupazione e dalla fiducia ritrovata di famiglie e imprese) mentre, per quanto riguarda i prezzi, dovrebbero restare stabili o in lieve ribasso.

Anche città come Milano che nel 2019 avevano chiuso con importanti aumenti (+6,9% nel secondo semestre e più 13% sull’anno) potrebbero registrare un rallentamento della crescita e ritornare verso la stabilità dei valori. Lo stesso vale per altri capoluoghi che avevano mostrato l’anno scorso una vivacità delle quotazioni, come Bologna e Firenze. In quest’ultima città la crescita dei prezzi è stata mediamente del 3,4% mentre ancora più robusto è stato l’aumento dei valori nel capoluogo emiliano con un più 4,5% nel secondo semestre e un più 10,4% nei dodici mesi. Se l’aspettativa sul 2020 è quella di un calo – seppure contenuto – delle compravendite e una frenata alla ripresa dei prezzi del mattone, i cambiamenti di vita imposti dalla necessità di convivere con il Covid-19 si faranno sentire anche sulla ricerca della casa da acquistare o affittare. E non solo, come ricorda Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, sul fronte delle seconde case al mare e in montagna per le quali si sta assistendo a una ripresa della richiesta (con il conseguente aumento dei canoni per questa estate) di chi preferisce un bilocale o un trilocale in affitto rispetto all’hotel.

Gli italiani, aggiunge Megliola, dopo il lockdown "hanno una maggiore consapevolezza del bene casa in generale e della propria in particolare, mettendone in luce pregi e difetti. Molti fattori come la luminosità, la presenza di spazi esterni vivibili, la possibilità di avere un angolo in casa per lavorare in tranquillità o la connessione veloce stanno assumendo un valore più importante. Questi nuovi driver di scelta potrebbero penalizzare le abitazioni che ne sono prive e dare indicazioni importanti su come concepire le nuove case o ristrutturare le esistenti".

Gli stessi elementi potrebbero essere validi anche per chi cerca la casa in affitto. Dove il segmento che ha già subito un effetto immediato – con il crollo del turismo – è quello degli affitti brevi dove molti investitori si erano indirizzati e ora, conclude Megliola, potrebbero migrare verso il mercato della locazione tradizionale. Se ciò dovesse accadere anche i canoni di locazione potrebbero leggermente calmierarsi, in particolare nelle città (come Roma o Firenze) dove il fenomeno degli affitti turistici aveva registrato una fortissima crescita.