L‘avvocato Luca Giacopuzzi, titolare dell’omonimo studio con sede a Verona
L‘avvocato Luca Giacopuzzi, titolare dell’omonimo studio con sede a Verona

Combattere l’asimmetria informativa tipica del mercato dell’arte e aiutare chi decide di investire, o vendere, un’opera d’arte a fare mosse consapevoli. È questo l’obiettivo dello studio legale Giacopuzzi, studio di Verona che, però, ha un ufficio anche a Desenzano del Garda.

Dal 2005 si occupa di diritto d’impresa e fornisce consulenza e assistenza legale a società e gruppi industriali. Giacopuzzi, però, è stato uno dei primi studi legali in Italia ad occuparsi anche di diritto dell’arte (la consulenza, in questa materia, è resa anche a beneficio di privati) e di diritto delle nuove tecnologie, anche per ciò che attiene alla disciplina della privacy e della protezione dei dati personali. Allo studio legale, parlando di arte, si rivolgono in particolare due categorie di clienti: chi vuole investire in arte o chi vuole vendere un’opera. «Non ho problemi a dirlo: il mercato dell’arte è regolato da un codice non scritto – spiega l’avvocato Luca Giacopuzzi, che nasce come collezionista d’arte –. È un mercato a volte un po’ opaco con una forte asimmetria informativa tra chi vende e chi compra. Insomma, c’è il rischio di non essere del tutto consapevoli di ciò che si sta acquistando o vendendo. E si può restare scottati. Noi facciamo un lavoro di due diligence perché ogni operazione deve essere ponderata e consapevole – aggiunge Giacopuzzi –. Ogni opera d’arte costituisce un «unicum» in quanto portatrice di valori storici e simbolici che possono essere considerati come testimonianza del vissuto dell’artista, ma anche il riflesso dell’epoca in cui l’opera è stata composta».

Ma quali sono gli aspetti che un profano d’arte deve assolutamente avere sotto controllo? Per prima cosa si deve fare attenzione all’autore. Sembra scontato, ma non lo è. «Bisogna tenere conto che opere dello stesso artista, anche se all’apparenza simili, possono raggiungere prezzi notevolmente diversi, in quanto ciascun autore ha soggetti più richiesti e periodi di produzione più appetibili: le opere storicizzate sono, in genere, le più costose», spiega Giacopuzzi. Ma si deve prestare estrema attenzione anche alla certificazione della paternità artistica (obbligo di legge, in capo al gallerista, in una compravendita).

La certificazione «autentica» è rilasciata dall’artista, ma spesso ad essa «supplisce» un certificato di archiviazione (emesso dall’archivio di riferimento del maestro) o una expertise, cioè il parere documentato di un esperto. «Su questo punto è importante far chiarezza: l’expertise altro non è che un parere e, come tale, la rilevanza della stessa è necessariamente ancorata all’autorevolezza del soggetto che la rende – precisa Luca Giacopuzzi -. Ai fini della stima di un’opera assume, poi, particolare significato anche la provenienza, non solo quella relativa «all’ultimo passaggio»: provenienze illustri, anche se risalenti nel tempo, aumentano sensibilmente il valore dell’opera.

È importante tenere presente che in alcuni casi la provenienza (per esempio, dal mercante di riferimento) è un indiretto indice di autenticità. Inoltre, un nutrito curriculum espositivo e una bibliografia a supporto (specie se in volumi di riferimento) è un plus indiscutibile, molto apprezzato dal mercato». Ma attenzione anche allo stato di conservazione dell’opera: il rischio è quello di guadare solo i documenti e, paradossalmente, perdere di vista l’opera. «Il valore può cambiare radicalmente in ragione del differente stato di conservazione, fino quasi ad azzerarsi in caso di restauri eseguiti su parte rilevantissima della superficie pittorica – afferma Giacopuzzi - Prima di procedere all’acquisto è buona prassi, quindi, esaminare il cosiddetto condition report, che deve essere recente».