di Vittorio Pomarici *

La risalita della curva dei contagi, combinata a misure più o meno restrittive, rende più che mai attuale il tema della corretta gestione dei dipendenti positivi al Covid-19 o che siano loro "contatti stretti" in azienda. Cosa deve fare il datore di lavoro che sia venuto a conoscenza della positività al virus di un proprio dipendente?

Il datore di lavoro dovrà:

1. far sì che il dipendente non acceda ai locali aziendali oppure rientri al proprio domicilio (dove contatterà il medico di base);

2. adottare i necessari provvedimenti per evitare la diffusione del contagio (ad esempio, la sanificazione);

3. verificare, sulla base delle pianificazioni di turni e orari di accesso agli uffici, gli ingressi avvenuti nelle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi o l’effettuazione del test (per gli asintomatici), al fine di identificare i "contatti stretti";

4. informare il medico competente della positività del dipendente e dell’identità dei suoi "contatti stretti";

5. con la collaborazione del medico competente e del dipendente positivo, informare i dipendenti che siano "contatti stretti", senza indicare, per quanto possibile, l’identità del soggetto positivo;

6. collaborare con le autorità sanitarie, anche per le attività di contact tracing. Ciò avviene ferma verifica dell’eventuale esistenza di obblighi regionali (come quello di informare le ASLATS, se del caso).

Chi sono i “contatti stretti” del dipendente contagiato? E quali misure deve adottare il datore di lavoro nei confronti dei dipendenti che siano “contatti stretti” di un contagiato? Sono “contatti stretti” coloro che, tra le 48 ore prima dell’insorgenza dei sintomi da parte del soggetto positivo (o dal test, se soggetto asintomatico) e i 14 giorni dopo, siano stati suoi conviventi, oppure abbiano con tale soggetto: avuto un contatto fisico (ad esempio, stretta di mano), o faccia a faccia a distanza minore di 2 metri e per almeno 15 minuti; o frequentato un ambiente chiuso (ad esempio, sala riunioni) in assenza di dispositivi di protezione; o viaggiato in treno, aereo o altro mezzo di trasporto entro due posti in qualsiasi direzione. Una volta identificati, gli stessi non potranno accedere ai locali aziendali sino al termine del periodo di quarantena, proseguendo – ove possibile – l’attività in smart working.

Come può il datore di lavoro gestire efficacemente queste situazioni ed evitare le responsabilità che possono derivarne? Il consiglio è quello di dotarsi di procedure che stabiliscano azioni e responsabilità di gestione, tenuto conto del grado di rischio e della realtà aziendale. Sebbene non obbligatorio, sempre più aziende stanno vagliando la possibilità di porre a disposizione dei dipendenti test di controllo tramite convenzioni o di dotarsi di app per il contact tracing, in una costante tensione tra tutela della salute e della produttività e diritti, tra tutti alla privacy, dei singoli dipendenti.

* partner BonelliErede