Si chiama rimbalzo, ma qualcuno l’ha ribattezzato "rimbalzone": indica la possibile ripartenza a ’U’ del Pil, con un +10 atteso per il trimestre luglio-settembre rispetto ai 90 giorni precedenti. È l’oggetto del desiderio di imprese, famiglie, banche, sindacati, oltre che del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, e dell’intero governo. Un obiettivo che sembrava lontano dalle nostre possibilità, ma che, a sorpresa, potrebbe diventare realtà entro poche settimane, se i nuovi dati del Pil dovessero essere in linea con i numeri sulla produzione industriale di luglio, che fa segnare un +7,4% su giugno, meglio di...

Si chiama rimbalzo, ma qualcuno l’ha ribattezzato "rimbalzone": indica la possibile ripartenza a ’U’ del Pil, con un +10 atteso per il trimestre luglio-settembre rispetto ai 90 giorni precedenti. È l’oggetto del desiderio di imprese, famiglie, banche, sindacati, oltre che del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, e dell’intero governo.

Un obiettivo che sembrava lontano dalle nostre possibilità, ma che, a sorpresa, potrebbe diventare realtà entro poche settimane, se i nuovi dati del Pil dovessero essere in linea con i numeri sulla produzione industriale di luglio, che fa segnare un +7,4% su giugno, meglio di Francia e Germania.

Coronavirus Italia, il bollettino dell'11 settembre

Lo stato di salute dell’economia italiana rimane grave: basti pensare al crollo del 30% delle aperture di partite Iva tra aprile e giugno. Ma continua la risalita dal baratro. Ad aprile, in pieno lockdown, la produzione era crollata del 50% sull’anno precedente, a maggio del 20%, a giugno del 13,9%, a luglio siamo a -8%. Certo, nel complesso di sette mesi 2020 siamo a -17 punti come media, nel confronto col 2019. Ma il trend di luglio è anche qualitativo: la ripresa è stata molto diversificata, con settori che aumentano a doppia cifra su giugno (computer e mezzi di trasporto) e altri che non riescono a recuperare le perdite dei mesi di lockdown (tessile e abbigliamento). Altri, come alimentare e farmaceutica, pareggiano i conti con il 2019.

Nella media del trimestre – segnalano dall’Istat – il livello della produzione cresce del 15% rispetto ai tre mesi precedenti, due dei quali erano stati di lockdown. I segnali di ripresa non mancano, dunque, e si accompagnano ad altre indicazioni positive: dai consumi elettrici all’andamento delle entrate fiscali, passando per l’export. Proprio le esportazioni, dopo il -11,3% previsto per quest’anno, dovrebbero giovarsi di un’impennata del 9,3% nel 2021, come indica il Rapporto Sace presentato ieri.

Si spiega, insomma, la valutazione del ministro Gualtieri: "Il dato del 7,4% è più che doppio rispetto alle attese. Siamo al di sotto dei livelli del luglio 2019, ma si avvalora la tesi di un forte rimbalzo del Pil nel terzo trimestre. Occorre procedere con cautela e abbiamo mesi sfidanti davanti a noi, ma possiamo essere fiduciosi su un graduale ritorno alla normalità".

D’accordo con lui il consigliere delegato di Intesa San Paolo, Carlo Messina. A offrire un numero sul rimbalzo è proprio il capo economista del gruppo bancario, Gregorio De Felice: "Il Pil italiano, nel terzo trimestre del 2020, dovrebbe registrare una crescita del 10%". Il che porterebbe il Pil dell’intero anno a -9,5%, con un +6,5 nel 2021. "Sull’export e nell’industria – spiega – recupereremo prima, mentre per i servizi sarà un ripresa più graduale".

A spingere verso l’uscita dalla grande gelata del Coronavirus anche le ultime previsioni della Bce, che, come avvisa la governatrice Christine Lagarde, rivede in meglio le stime di crescita dell’Eurozona per quest’anno: si passa dal -8,7% stimato a giugno a un leggermente più ottimista -8%.

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