di Claudia Marin "Luigi Einaudi diceva che nella vita delle Nazioni l’errore di non saper cogliere l’attimo fuggente è irreparabile. Ecco, l’Italia è al bivio: sfruttare un’occasione straordinaria per tornare a crescere e migliorare la qualità della vita delle persone o essere condannata a un inesorabile declino". Sergio Silvestrini, Segretario generale della CNA (Confederazione degli artigiani e della piccola e media impresa) non rinuncia all’ottimismo della ragione e sollecita uno scatto d’orgoglio: "Non solo della politica ma da parte di ogni cittadino all’insegna di meno polemiche e lamentele e più impegno". Partiamo dalla scuola. La riapertura è un test molto impegnativo per il Paese. "La scuola rappresenta le fondamenta sulle quali costruire il futuro e la riapertura è un forte segnale di speranza. E’ vero, ci sono state incertezze e contraddizioni ma è un’impresa difficile e delicata. Detto questo, nel secondo dopoguerra si andava a scuola nelle baracche e con i turni e abbiamo realizzato il miracolo economico. Insegnanti e famiglie hanno fatto del loro meglio con...

di Claudia Marin

"Luigi Einaudi diceva che nella vita delle Nazioni l’errore di non saper cogliere l’attimo fuggente è irreparabile. Ecco, l’Italia è al bivio: sfruttare un’occasione straordinaria per tornare a crescere e migliorare la qualità della vita delle persone o essere condannata a un inesorabile declino". Sergio Silvestrini, Segretario generale della CNA (Confederazione degli artigiani e della piccola e media impresa) non rinuncia all’ottimismo della ragione e sollecita uno scatto d’orgoglio: "Non solo della politica ma da parte di ogni cittadino all’insegna di meno polemiche e lamentele e più impegno".

Partiamo dalla scuola. La riapertura è un test molto impegnativo per il Paese.

"La scuola rappresenta le fondamenta sulle quali costruire il futuro e la riapertura è un forte segnale di speranza. E’ vero, ci sono state incertezze e contraddizioni ma è un’impresa difficile e delicata. Detto questo, nel secondo dopoguerra si andava a scuola nelle baracche e con i turni e abbiamo realizzato il miracolo economico. Insegnanti e famiglie hanno fatto del loro meglio con i pochi mezzi a disposizione. Purtroppo la crisi della scuola non è l’effetto della pandemia ma viene da molto lontano. L’ultimo libro dell’economista Joseph Stiglitz si intitola “Creare una learning society” per tornare a crescere. Negli ultimi 200 anni conoscenza e innovazione tecnologica sono stati per la crescita economica un motore più potente dell’accumulazione di capitale".

Il dopoguerra rimanda al Piano Marshall, oggi c’è il Recovery Fund.

"È l’attimo fuggente da cogliere, insieme con il nuovo contesto europeo caratterizzato da un rinnovato e vigoroso spirito in chiave di vera unione politica. In termini reali per l’Italia parliamo di risorse pari al 3,7% del Pil 2020-2022 rispetto al 2,5% del Piano Marshall".

Nel discorso sullo stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea ha enfatizzato la transizione green.

"Il Green Deal assorbirà oltre un terzo delle risorse comunitarie ma servono politiche ambientali rinnovate incentrate sulla semplificazione e razionalizzazione delle norme. Ed è necessario un approccio non ideologico".

Il governo ha definito le linee guida per l’utilizzo dei fondi europei.

"Le priorità sono evidenti e si chiamano digitale, infrastrutture green, ricucire il divario tra Nord-Sud e soprattutto istruzione che devono essere accompagnate da efficaci riforme su fisco, pubblica amministrazione e lavoro. Le ingenti risorse dovranno essere impiegate evitando gli errori del passato sull’utilizzo dei fondi comunitari: dispersione in tanti rivoli e dilatazione dei tempi. Per una vera svolta è necessario selezionare gli obiettivi di investimento sulla base di rigorosi parametri e attivare un attento monitoraggio".

In concreto come individuare gli investimenti fondamentali?

"Le opere devono rispondere ai criteri del tempo di realizzazione e soprattutto all’esigenza di aumentare la produttività che rappresenta il vero tallone d’Achille del Paese. Le depressioni, le guerre civili o la pandemia possono rendere un paese povero, ma solo l’aumento della produttività può renderlo ricco. Non a caso la stagnazione che il Paese vive da 20 anni coincide con il trend calante della produttività. Nell’ultimo decennio la spesa pubblica è aumentata di 86 miliardi ma le risorse per ricerca e sviluppo sono scese di quasi il 5% e quelle per gli investimenti del 20%. Fino al 2005 investivamo come la Germania, oggi meno della metà".

Il governo ha avviato il cantiere delle riforme cominciando con le semplificazioni. Le più importanti?

"È stato un primo passo ma resta molto da fare per modernizzare il Paese. Per far ripartire la crescita dobbiamo estirpare la cattiva burocrazia e riformare il fisco che sono diventati un ostacolo per le attività economiche insieme al cronico malfunzionamento della giustizia civile".

Quale sarà il ruolo delle micro e piccole imprese in questa veloce trasformazione causata dal Covid-19?

"Intanto una premessa. La crisi senza precedenti che stiamo vivendo ha dimostrato la funzione insostituibile delle piccole attività e sono queste a pagare il prezzo più alto della complessità e iniquità del fisco, della burocrazia soffocante e della concorrenza sleale. Sarà fondamentale che gli investimenti finanziati dal Recovery Fund siano connessi e funzionali al nostro tessuto produttivo che in larga parte è costituito da micro e piccole imprese. Il primo passo è una politica industriale che accantoni finalmente gli interventi a taglia unica. Come ha riconosciuto anche la Commissione Europea micro e piccole imprese devono essere destinatarie di politiche e interventi specifici per rimuovere le difficoltà di accesso al credito e agli incentivi, semplificare il mercato degli appalti pubblici".

In questa crisi è esploso il problema del credito per le piccole imprese.

"La trasformazione del sistema bancario e l’evoluzione regolamentare hanno prodotto un allontanamento degli istituti di credito dal nostro mondo. Dal 2011 ad oggi gli impieghi alle imprese sono scesi del 30%, per quelle artigiane si sono dimezzati".

Il fondo di garanzia per le PMI è stato rifinanziato in modo consistente.

"Non è una risposta strutturale. Chiediamo l’istituzione di un Fondo rotativo che possa essere affidato in gestione ai Confidi con la vigilanza della Banca d’Italia e finalizzato ad erogare finanziamenti per importi fino a 50mila euro che possono essere assistiti dalla Garanzia del Fondo centrale".