Il latte di una volta non c’è più, quello nelle bottiglie di vetro ‘ricaricabili’, quello con una sola tipologia: ‘intero’. Adesso i ‘latti’ sono tanti: intero, parzialmente scremato, scremato, senza lattosio, più giorni, microfiltrato, alta qualità, latte-fieno, fresco, lunga conservazione-UHT, biologico… poi ci sono i ‘latti’ vegetali, di soia, riso, mandorla, avena, cocco e farro, che in base a una sentenza della Corte di Giustizia europea non potrebbero neppure chiamarsi ‘latte’. Perché l’unico, vero latte è quello vaccino, prodotto dalle mucche.

L’Italia ne produce circa 12 milioni di tonnellate all’anno (fonte: Clal.it). La Lombardia detiene il primato, con il 44% delle consegne nazionali, seguita da Emilia Romagna, Veneto e Piemonte. L’Italia è il quinto Paese produttore europeo di latte vaccino, dopo Germania, Francia, Regno Unito e Paesi Bassi.

L’offerta nazionale è fortemente concentrata in aziende di grandi dimensioni, che realizzano quasi l’80% della produzione, e in regioni come Emilia Romagna e Lombardia che da sole fanno il 55% del latte fresco nazionale (Lombardia il 38%).

L’efficienza delle stalle lombarde ed emiliano-romagnole è pari a quelle di Francia e Germania come numero di capi oltreché di produzione unitaria di latte per capo. Delle circa 12 milioni di tonnellate di latte italiano consegnato, solo il 9% è destinato al consumo fresco e a lunga conservazione, il 50% alla produzione di formaggi Dop e il restante 40% ad altri usi industriali. Il 44% dei 6 milioni di tonnellate di latte destinato alle Dop è utilizzato per produrre Grana Padano, il 32% Parmigiano Reggiano e il restante 24% altre produzioni certificate.

Il latte destinato al consumo fresco è lontano dal soddisfare il consumo nazionale, per cui siamo costretti ad importare mediamente 1,5 milioni di tonnellate di latte sfuso dall’estero e tra le 300mila e le 500mila tonnellate di latte confezionato (fonte Clal.it, media ultimi dieci anni).

Il nostro Paese produce oltre 400 tipologie di formaggi, di cui 53 Dop che fanno dell’Italia il leader mondiale della produzione casearia di qualità. A livello nazionale ha un valore di circa 16 miliardi di euro, di cui 2,7 miliardi si riferiscono all’export, e incide per circa il 12% sul fatturato dell’industria agroalimentare (fonte: ricerca Aster per Conad). L’Europa è il principale mercato di esportazione per i nostri formaggi con 318mila tonnellate di export, seguito dal continente americano, con 40mila tonnellate, e dall’Asia.

Per quanto riguarda i tassi di crescita, si delineano nuovi mercati: Africa (+23%), America Latina (+21%), Oceania (11,5%) e Asia (+5,4%). Il latte a livello globale è una commodity sempre più richiesta, con una domanda trainata dai consumi crescenti dell’Asia, del Sud Est Asiatico e anche dell’Africa.