L’inviato per il clima del presidente Usa, John Kerry, e il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. (a destra)
L’inviato per il clima del presidente Usa, John Kerry, e il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. (a destra)
di Elena Comelli Raggiunto l’accordo sul clima al G20 di Napoli, ma per l’opposizione di Cine e India saltano due unti chiave: il contenimento vincolante dell’aumento di temperatura entro 1,5 gradi e l’eliminazione del carbone dalla produzione energetica entro il 2025. "Riaffermati gli impegni dell’Accordo di Parigi come il faro vincolante che dovrà condurre fino a Glasgow, dove si svolgerà, a novembre, la COP 26. Obiettivo comune è mantenere la temperatura ben al di sotto dei 2 gradi e proseguire gli sforzi per limitarla a 1,5 gradi al di sopra dei livelli preindustriali", prevede il documento finale, che ha confermato l’obiettivo di un impegno finanziaro...

di Elena Comelli

Raggiunto l’accordo sul clima al G20 di Napoli, ma per l’opposizione di Cine e India saltano due unti chiave: il contenimento vincolante dell’aumento di temperatura entro 1,5 gradi e l’eliminazione del carbone dalla produzione energetica entro il 2025. "Riaffermati gli impegni dell’Accordo di Parigi come il faro vincolante che dovrà condurre fino a Glasgow, dove si svolgerà, a novembre, la COP 26. Obiettivo comune è mantenere la temperatura ben al di sotto dei 2 gradi e proseguire gli sforzi per limitarla a 1,5 gradi al di sopra dei livelli preindustriali", prevede il documento finale, che ha confermato l’obiettivo di un impegno finanziaro da 100 miliardi per i Paesi in via di sviluppo. "Rimane centrale il ruolo dell’impegno finanziario da 100 miliardi, così come previsto dall’Accordo di Parigi, con l’impegno ad aumentare i contributi ogni anno fino al 2025", precisa il documento finale. Un documento, spiega la nota del Mite, "che mette insieme, su temi divisivi come la transizione energetica, i cambiamenti climatici e la necessità di tenere la temperatura del Pianeta sotto il grado e mezzo, Paesi tra di loro molto distanti, non solo geograficamente".

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, si è comunque detto soddisfatto del risultato. "È stata una negoziazione particolarmente complessa, durata 2 notti e 2 giorni, con i team che lavorano sulle linee guida. Questa notte non c’era molto ottimismo. Poi, invece, siamo riusciti a trovare un accordo sul comunicato: proposto 60 articoli, ne sono stati condivisi 58", ha detto. La principale opposizione era arrivata dall’India, insieme alla Cina il Paese più ostile ai vincoli per contrastare l’emergenza climatica auspicati dalla presidenza italiana. Solo alla fine Pechino ha ceduto e dato l’ok allo scoglio che aveva bloccato le trattative, l’inserimento di un riferimento alla neutralità carbonica, che Usa e Italia avevano fissato al 2050. L’inviato Usa sul clima John Kerry e il ministro Cingolani avevano lavorato insieme alla bozza del negoziato, che poi è finita sul tavolo dei ministri nel pomeriggio di ieri. E’ lì che India e Cina si sono impuntate. Il Communiqué finale "è stato adottato da tutti, e i due punti su cui solo India e Cina non concordano nella formulazione, sono stati spostati al livello dei capi di Stato", ha precisato il Mite. Il G20, come era emerso già alla vigilia, sconta una frattura fra Paesi più o meno "ambiziosi" sulle proprie politiche climatiche, con la spinta del G7 per un’accelerazione delle misure, e il freno opposto da economie come Cina, India, Arabia Saudita, Brasile e Russia.

"Io capisco che se uno vende petrolio e gli dici da domani devi chiudere, può sembrare per lui devastante. Però persino questi Paesi si sono resi conto che l’impegno per il clima è improcrastinabile. E secondo me questo è un punto molto importante", ha detto Cingolani parlando con i cronisti a margine della conferenza stampa. Il ministro si è detto ottimista sul futuro: "Se vi avessi detto due anni fa che sono tutti d’accordo con l’accordo di Parigi avreste detto ‘che bello’. Adesso vi dico che 15 Paesi su 20 vogliono addirittura accelerare, e altri 5 vogliono rimanere lì. Beh, oggi abbiamo il lusso di lamentarci che solo 5 Paesi su 20 vogliono rimanere vincolati all’accordo di Parigi e non fare di più".