Imu e Tasi
Imu e Tasi

Roma, 31 ottobre 2019 - Il governo, dopo la marcia indietro sull’aumento della cedolare secca per gli affitti a canone concordato, con un risparmio medio di circa 151 euro, cancella anche l’annunciato incremento dell’imposta di registro sugli immobili. La doppia operazione conferma che l’esecutivo ritiene che toccare la casa abbia un costo politico elevato, ma le associazioni dei proprietari si mostrano soddisfatti. All’orizzonte c’è l’accorpamento Imu-Tasi, che il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, valuta «a gettito invariato». Ma che, per i vertici di Confedilizia, non è detto che sia così neutrale. E, anzi, almeno nella due città di Roma e Milano, potrebbe portare a un aggravio di oneri per i cittadini.

Senza contare che, secondo l’ultima bozza della legge di Bilancio, in cantiere c’è anche il varo della cosiddetta local tax, che dovrebbe prendere il posto, dal 2021, della tassa sull’occupazione di suolo pubblico e sulla pubblicità cittadina (affissioni, insegne, vetrine): i Comuni in questo caso potrebbero incrementare le tariffe previste dalla legge. Il che si tradurrebbe in un aggravio per negozi, attività commerciali, esercizi pubblici.

Dunque, dopo la fissazione al 10%, in via strutturale, dell’aliquota della cedolare secca sugli affitti cosiddetti sociali, ieri è stata la volta dello stop all’aumento dell’imposta di registro sulla prima casa. Doveva salire a 150 euro dagli attuali 50, ma l’operazione si è fermata. «Si va nella direzione – spiegano fonti di governo – di eliminare balzelli e mini balzelli, alleggerendo la tassazione. Su questo c’è la volontà univoca della maggioranza». Per la cedolare, nello specifico, rispetto al canone medio dichiarato nel 2018 (pari a 6.034 euro annui) l’aumento dell’aliquota al 12,5% avrebbe significato un rincaro medio di 151 euro all’anno (754 euro anziché 603).

Ma il bicchiere non è tutto pieno. «Non c’è tempo per rilassarsi – avvisa Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia – Nella bozza manca il rinnovo della cedolare negozi e l’accorpamento Imu-Tasi è peggiorativo». Mentre dal Ministero dell’Economia, ministro e vice (Antonio Misiani) parlano di accorpamento a gettito invariato, dall’associazione dei proprietari si dà una interpretazione diversa. «Non vengono eliminate iniquità – spiega Spaziani Testa – come la tassazione sugli immobili inagibili/inabitabili, su quelli sfitti e su quelli impropriamente considerati di lusso. Non solo. Viene previsto in via definitiva l’aumento all’11,4 per mille (rispetto al limite del 10,6 per mille) dell’aliquota massima applicabile in grandi Comuni come Roma e Milano, con l’aliquota di base dell’Imu che passa dal 7,6 per mille all’8,6 per mille».