Casa dolce casa. Un concetto semplice e spesso forse dato troppo per scontato. Almeno sino a quando la pandemia di Coronavirus e il lockdown non ci hanno costretto a considerarlo in modo più profondo. Ma se per alcuni l’importanza dell’ambiente domestico è una recente scoperta, ci sono realtà aziendali che dal 1964 dell’efficienza e del comfort casalingo ne fanno il proprio core business.

È il caso del Gruppo Ciicai, gruppo bolognese attivo a Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì-Cesena che rappresenta e sostiene il tessuto artigiano e le imprese del comparto idrotermosanitario sul territorio regionale con coltre 500 soci. Con un giro d’affari nel 2019 da 66 milioni di euro, 190 dipendenti e 21 punti vendita (12 magazzini, 9 showroom), di Ciicai ci parlano più approfonditamente Stefano De Maria e Alessandro Capacci, rispettivamente direttore generale e responsabile marketing.

Facendo parte della filiera idraulica, il Gruppo Ciicai non ha mai cessato la propria attività durante il lockdown. Con quali modalità?

"Come per tutti, anche noi alla luce di quanto stava accadendo abbiamo dovuto rivedere la nostra pianificazione e strategia lavorativa, riducendo i tempi d’azione su base quotidiana. Una volta identificato ciò che il nostro settore poteva ancora fare, essendo noi trainati dal business idrotermosanitario, abbiamo deciso di non far mancare ai nostri clienti e soci la nostra presenza. La catena produttiva ha ovviamente accusato una battuta di arresto, ma proporzionalmente in tempo di pandemia anche la domanda è calata e la fornitura già presente nei nostri magazzini ha saputo rispondere adeguatamente alle necessità del mercato. Non abbiamo mai chiuso del tutto, bensì aperto per mezza giornata. Un rapporto di costi e benefici non all’altezza certo, avendo visto ridursi il fatturato al 10% del normale, ma necessario per garantire un servizio ai nostri clienti".

Questa riduzione dei tempi di lavoro com’è ricaduta sul personale di Ciicai?

"Anche noi abbiamo fatto ricorso alla cassa integrazione in deroga. Iniziato il 22 marzo, abbiamo usufruito di essa a rotazione fra i nostri dipendenti. Per il personale degli showroom il ricorso alla cassa è stato più consistente, essendo stati i primi a dover cessare l’attività e gli ultimi della nostra filiera a ripartire, solo a metà maggio. In questa precisa porzione di occupati siamo ricorsi agli ammortizzatori per il 90% dei dipendenti, con la restante parte impiegata solo per servizi interni. Dalla riapertura siamo invece riusciti a recuperare quasi tutto il nostro personale operativo, con appena il 6 o 7% degli occupati ancora in cassa".

Questa ripartenza perciò com’è stata?

"A step. Il nostro fatturato si basa per il 75% sulla vendita all’ingrosso e di pari passo alle nuove libertà dei protocolli essa è cresciuta dal 10% di attività mantenuto, sino a rappresentare ora un quasi normale 70% del nostro fatturato. Il 25% è rappresentato dal servizio in showroom, che invece durante il lockdown è mancato in blocco e ripartendo a metà maggio la crescita è stata graduale, ma più lenta. Oggi possiamo dire di essere tornati al 60% del volume di lavoro rispetto al 2019 nei punti vendita al dettaglio, forti di una ritrovata consapevolezza del cliente verso l’ambiente casalingo. Mai come ora sono state così alte le richieste di tutti quegli articoli legati al benessere e al miglioramento generale dell’ambiente bagno".

Prossimi a un normale regime lavorativo, come vi preparate alle sfide del futuro? "Nostra prima premura è sempre stata quella di mantenere una confidenza anche emozionale col cliente in showroom, dove la professionalità ci distingue dalla grande distribuzione di settore. In un momento storico con tante incertezze, noi abbiamo la struttura per sostenere questo momento di flessione e guardare avanti puntando ancora di più su quest’aspetto che ci contraddistingue. A dimostrazione di ciò, presto apriremo il nostro decimo punto vendita showroom in zona Roveri a Bologna". Francesco Zuppiroli