di Alberto Clò Che i prezzi del metano potessero aumentare, anche di molto, era del tutto prevedibile, come avevo sostenuto oltre un mese fa. Che aumentassero dalla metà del 2020 ad oggi di venti volte, passando da circa 2 dollariMilBtu (l’unità di misura calorica del metano) ad oltre 40 dollariMilBtu, era impensabile, anche per l’effetto di trascinamento che avrebbe prodotto su quelli dell’elettricità. I quali, ieri, hanno toccato il massimo di tutti i tempi: 300 euroMWh, dieci volte quelli di un anno fa. L’intera Europa è nel mezzo di uno...

di Alberto Clò

Che i prezzi del metano potessero aumentare, anche di molto, era del tutto prevedibile, come avevo sostenuto oltre un mese fa. Che aumentassero dalla metà del 2020 ad oggi di venti volte, passando da circa 2 dollariMilBtu (l’unità di misura calorica del metano) ad oltre 40 dollariMilBtu, era impensabile, anche per l’effetto di trascinamento che avrebbe prodotto su quelli dell’elettricità. I quali, ieri, hanno toccato il massimo di tutti i tempi: 300 euroMWh, dieci volte quelli di un anno fa.

L’intera Europa è nel mezzo di uno shock energetico peggiore di quello del 1973. Di quello almeno ve ne era consapevolezza essendo causato da Paesi esteri apertamente ostili al mondo occidentale. Quel che non può certo dirsi della crisi d’oggi, in larga parte imputabile ai nostri errori, alle errate politiche europee, all’inazione e insipienza dei responsabili.

L’aumento dei prezzi del metano – da cui tutto origina – non è avvenuto nello spazio di un giorno. E quando nello scorso giugno si è cominciato a vedere che il gas scarseggiava sui mercati, che i prezzi salivano, che gli stoccaggi erano abbondantemente al di sotto dei livelli di sicurezza, nessuno, dico nessuno ha dato l’allarme. Né le strutture ministeriali, né l’Autorità di regolazione, né chi gestisce gli stoccaggi. Non solo. Mentre ci si accorgeva dell’essenzialità del metano, in Europa si discettava se escluderlo dai criteri di sostenibilità, così da negargli i finanziamenti per gli investimenti. Ci si accorge ora che tutte le assunzioni su cui si pensava di costruire il futuro energetico e climatico stanno crollando come un castello di carta. Così che molti, nasato il vento, hanno preso a sostenere il contrario di quel che sostenevano sino a ieri: che di gas c’è ancora necessità come di petrolio; che per disporne bisogna riprendere ad investire nella ricerca mineraria; che le rinnovabili sono intermittenti e discontinue "quando non tira il vento l’eolico non produce", mi è capitato di leggere; che abbiamo assolutamente bisogno del gas russo con Bruxelles che si è quasi genuflessa davanti allo zar Vladimir Putin, appellandosi al suo buon cuore.

La somma degli errori passati si abbatterà come un macigno sulle tasche delle famiglie e sui conti delle imprese, come già accaduto con l’aumento in un semestre del 65% della bolletta elettrica e del 45% di quella metanifera, ridotto rispettivamente al 40% e 30% circa dall’intervento del governo. I nodi stanno venendo al pettine. Se la crisi sarà almeno servita a metterli in luce non sarà accaduta invano, come normalmente si dice delle disgrazie. Perché, secondo un detto ricondotto ad Abraham Lincoln, "potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre".