di Alessandro Farruggia

Con lo scopo di rispondere all’emergenza climatica e raggiungere la neutralità carbonica al 2050, la Commissione Ue ha presentato nel dicembre 2019 il cosiddetto Green deal che punta ad ottenere una maggiore penetrazione delle fonti rinnovabili, un innalzamento dell’efficienza energetica e permetterà di assicurare l’approvvigionamento a prezzi competitivi e di garantire un mercato dell’energia pienamente integrato, interconnesso e digitalizzato. Per Eni, Enel, Terna, Snam, Edison e le altre aziende del settore è al tempo stesso una sfida e una opportunità.

Secondo uno studio realizzato da Confindustria Energia nel marzo 2020, nel biennio 2018-2019 il valore complessivo degli investimenti realizzati in Italia nei diversi settori della filiera energetica è ammontato a 12 miliardi, ma il grosso deve ancora venire. "Nel periodo 2018-2020 – osserva Confindustria Energia – si stima che gli investimenti cumulati raggiungeranno i 110 miliardi di euro". Per la produzione di idrocarburi si stimano investimenti per 8,2 miliardi di euro "mirati all’efficentamento e alla riqualificazione delle infrastrutture esistenti, alla mitigazione degli impatti ambientale alla salvaguardia della capacità produttiva". Per il settore del biometano sono previsti 12 miliardi di euro di investimenti per al creazione di infrastrutture di produzione e trasporto.

Nel comparto delle rinnovabili elettriche si stimano invece investimenti cumulati pari a 36,8 miliardi di euro "volti alla realizzazione di impianti fotovoltaici, eolici e di altre rinnovabili". Alla generazione turbogas andranno 3,3 miliardi di euro per una capacità elettrica al 2030 di 6.4 GW "che servirà a consentire il phase out del carbone entro il 2025". Il downstream petrolifero prevede investimenti per 1,1 milardi di euro "volti da un lato all’ammodernamento degli impianti per soddisfare ai requisiti ambientali e dall’altro a rispondere al mutamento della domanda" che prevede anche la riconversione di due raffinerie tradizionali in bioraffinerie e la creazione di impianti per produrre gli e-fuels. Per quanto riguarda la rete di trasporto nazionale del gas naturale si prevedono investimenti per 14,8 miliardi volti a sviluppare le infrastrutture gas italiane e la rete di interconnessione con i paesi vicini.

Per aumentare la resilienza del sistema, i settori dello stoccaggio gas naturale GNL e GPL hanno invece previsto investimenti per 4,2 miliardi al 2030. Altro snodo fondamentale sarà la rete elettrica. Terna prevede di sviluppare e adeguare le infrastrutture di trasmissione per garantire il dispacciamento dell’energia elettrica prodotta dalle rinnovabili e per promuovere l’efficienza energetica. Gli investimenti complessivi previsti da Terna ammontano a 14,5 miliardi al 2030. Infine l’incremento del contributo delle rinnovabili nel mx energetico e l’addio al carbone al 2025 richiederà lo sviluppo di infrastrutture complementari quali i sistemi di accumulo e bilanciamento della rete. L’investimento in accumuli elettrici centralizzati (pompaggi ed elettrochimici) ammonterà a 4,9 miliardi nel periodo 2018–2030. Per la fase di realizzazione si stima la creazione di valore aggiunto nazionale par a quasi 8 mldanno per un totae di circa 100 mld e in fase di esercizio ricadute per tutta la vita utile degli impianti di 250 miliardi (di cui 60 entro il 2030). Al 2030 l’impatto sul Pil sarà un robusto +1%, mentre il contributo alla decarbonizzazione sara di 75 MtCo2annue, di cui 50 dal settore elettrico.