La Vallata del Sacramento è una delle regioni agricole più feconde degli Usa: produce un terzo degli ortaggi nordamericani ed è il primo fornitore al mondo di pomodori in scatola. Da sette anni, però, è sotto la morsa di una grave siccità, che minaccia la vitalità dei terreni agricoli. Sacramento non ha visto una goccia di piogga in tutto febbraio, il mese solitamente più piovoso dell’anno, e non ci sono precipitazioni in arrivo. "Un’eventualità che non si era mai verificata negli ultimi 150 anni, tanto che ci sono stati anche un paio d’incendi, molto inusuali in pieno inverno", sostiene Daniel Swain, climatologo dell’Istituto per l’ambiente e la sostenibilità all’Ucla.

Combinata con le temperature più alte del normale, la siccità ha ridotto ai minimi termini il manto nevoso sulla Sierra Nevada, che in primavera serve a irrigare le vallate sottostanti. Gli esperti si aspettano un’estate catastrofica. È una situazione, quella della California, che presto vedremo anche dalle nostre parti. Più di 5 miliardi di persone, contro i 3,6 miliardi di oggi, potrebbero soffrire di carenze idriche entro il 2050, secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sullo stato delle acque. L’Agenzia Europea per l’Ambiente concorda.

In Europa l’impatto della siccità si farà sentire soprattutto nella fascia meridionale del continente, con il rischio di desertificazione di vaste aree, dalla Spagna alla Grecia, passando per l’Italia. Già nel 2040, secondo il World Resources Institute, lo stress idrico del Belpaese – il rapporto tra fabbisogno di acqua e approvvigionamento idrico – rientrerà nella fascia critica “alta”, la quarta su 5. Gli italiani, però, non sembrano preoccupati: sono da sempre al primo posto nell’Ue per i prelievi di acqua a uso potabile, con 428 litri per abitante al giorno, di cui perdiamo per strada il 47,9%, quasi un litro ogni 2 immessi nel sistema.

Le perdite non sono l’unico motivo di questo primato: "Il consumo medio delle famiglie italiane è molto alto, pari a 220 litri al giorno per abitante, che sale addirittura a 245 se consideriamo i consumi nei 116 capoluoghi italiani", si legge nel rapporto del Fai “Acqua risorsa preziosa, la situazione in Italia”. La media nordeuropea è di 190 litri e quella europea di 165. Per di più, non facciamo tesoro dell’acqua che abbiamo. "Così ad esempio intercettiamo e utilizziamo solo l’11% dell’acqua piovana, non recuperiamo le acque grigie nelle nostre case, usiamo poco o nulla le acque non potabili di prima falda, riusiamo solo l’1% dell’acqua che depuriamo", dice il Fai.

Non solo le famiglie, ma anche gli altri utilizzatori, in primis il settore agricolo, tendono a sprecare questa risorsa preziosa. Più del 50% dell’acqua consumata in Italia va via in irrigazione: ben 17 miliardi di metri cubi sui 33,8 complessivi, contro 9,1 miliardi per il settore civile e 7,7 per l’industria. Il rapporto tra superficie irrigabile e irrigata, secondo Eurostat, in Italia è superiore persino a quello della Spagna, che ha una superficie agricola superiore e soffre di maggiore siccità. Il nostro sistema agricolo, inoltre, "negli anni ha aumentato la sua intensità di irrigazione", spiega il Fai. E aggiunge: "Il crescente ricorso all’irrigazione si spiega anche con la necessità di ottenere maggiori produzioni sganciandosi dalla variabilità della piovosità"

Questa tendenza, però, rischia di diventare un circolo vizioso. L’anno più drammatico, fra gli ultimi, è stato il 2017. Il caso più eclatante è stato quello di Roma, quando si è arrivati a razionare l’acqua in alcuni quartieri come conseguenza dei prelievi non più sostenibili dal lago di Bracciano. Coldiretti ha calcolato danni per almeno 2 miliardi di euro: la siccità ha tagliato i raccolti delle principali produzioni, dai pomodori alla frutta fino al mais, ma anche risaie, vigneti, perfino il fieno per gli animali. Quest’anno, in Sicilia ci si avvia verso una catastrofe analoga. Non piove da quasi tre mesi nelle campagne del Vallone, il “granaio” del Nisseno, tanto che l’altra domenica si è tenuta una processione propiziatoria per invocare la pioggia, con la partecipazione della diocesi. Certo è che più il nostro sistema dipende da un utilizzo illimitato dell’acqua, più si scoprirà vulnerabile agli effetti del ciclo idrico stravolto.