Mercoledì 29 Maggio 2024
BRUNO
Economia

Cantieri a rilento. Sul Pnrr occorre cambiare passo

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presenta ritardi nella realizzazione dei cantieri, con soli circa il 20% completato entro il 2026. Il possibile allungamento dei tempi potrebbe impattare negativamente sull'economia italiana, con un aumento del debito pubblico e minori benefici in termini di crescita del PIL.

Villois

Il Pnrr sembra essere un po’ in sonno. Non nel conferimento delle risorse approvate destinate all’Italia, erogate nei termini previsti nonostante vi fossero dubbi sulla possibilità di ottenerli a causa di carenze relative agli obblighi assunti dal governo, come ad esempio il ritardo nel dare attuazione alle riforme. Ma è la messa in opera dei cantieri, sia di competenza governativa sia degli enti locali, che difetta. Il fine lavori è previsto inderogabilmente al 2026, ovvero tra circa 32 mesi, mentre a oggi i dati dicono che siamo a meno del 20% di quanto è in corso d’opera, in rapporto alle risorse finanziare erogate dall’Europa. Il ritardo potrebbe essere colmato solo nel caso siano già affidate le opere ad imprese in grado di effettuarle e che non vi siano contestazioni di qualunque natura. A meno che la nuova Commissione, che si insedierà entro l’autunno, non decida di prorogarne i termini. Va da se che allungare i termini non fa che produrre minori contributi alla nostra economia in termini di occupazione, salari, contribuzioni previdenziali e fiscali, ovvero meno crescita del Pil. Purtroppo il triennio precedente ha apportato al nostro Pil poco o nulla, facendo scemare le attese per l’attuale triennio. Occorre ricordare che circa il 60% delle risorse europee del Pnrr, pari a oltre 120 miliardi di euro, è sottoforma di debito da restituire, seppur a lunghissimo termine e con un gravame di modesti interessi. Ma essendo nuovo debito, tale importo inciderà sul debito pubblico, favorendone una crescita che sforerà ampiamente la soglia psicologica dei 3 trilioni di euro, motivo per cui è necessario che produca una sostanziosa crescita del Pil.