Passata la bufera iniziale, Unicredit lavora al dopo Jean Pierre Mustier (nella foto). La ricerca del nuovo ceo è partita con il Comitato nomine impegnato ad arrivare in tempi congrui ad un elenco ristretto di nomi. Se la vicenda del gruppo di Piazza Gae Aulenti è in primo piano, lo è anche Mps, con il board che...

Passata la bufera iniziale, Unicredit lavora al dopo Jean Pierre Mustier (nella foto). La ricerca del nuovo ceo è partita con il Comitato nomine impegnato ad arrivare in tempi congrui ad un elenco ristretto di nomi. Se la vicenda del gruppo di Piazza Gae Aulenti è in primo piano, lo è anche Mps, con il board che il prossimo 17 dicembre approverà un proposta di piano strategico che conterrà "taluni scenari" di fabbisogno patrimoniale.

Il Monte, poi, entro fine gennaio sottoporrà alla Bce il proprio capital plan comprensivo delle misure propedeutiche al necessario rafforzamento patrimoniale (2-2,5 miliardi, secondo indiscrezioni). Al Financial Times, il presidente di Unicredit, Pier Carlo Padoan, ha spiegato in poche battute che Mps "non è stata fonte di disaccordo" nell’"ambito dell’uscita di Mustier". Ma soprattutto, l’ex ministro ha chiarito i contorni della sua nomina, precisando che non ha niente a che fare con Siena.

Nel frattempo, la commissione Bilancio della Camera ha riammesso al voto, dopo averlo dichiarato inammissibile, l’emendamento del M5s alla manovra per ridurre ad un massimo di 500 milioni i crediti fiscali per le banche che si aggregano nel 2021. Un modo per mettere i bastoni tra le ruote alla norma più generosa prevista in manovra, riducendo i benefici per un eventuale acquirente di Mps. Ci vorrà ancora tempo perché il voto in Commissione inizierà dopo l’Immacolata. Quello delle fusioni bancarie è comunque già una realtà. Lo dimostra l’acquisizione di Ubi da parte di Intesa Sanpaolo e l’opa più recente promossa da Crédit Agricole Italia sul Creval.