di Andrea Telara

Come proteggere i risparmi al tempo del Covid-19? È su questo interrogativo che si concentreranno i contenuti di un tavola rotonda "virtuale" in programma sulla rete Internet mercoledì 21 ottobre a partire dalle 11:30, nell’ambito del Digital Trading Online Expo, la manifestazione dedicata al mondo degli investimenti e organizzata da Borsa Italiana. Tra i partecipanti, oltre al trader Giovanni Lapidari, ci sarà l’educatore e formatore Gabriele Bellelli (nella foto in basso), che ogni giorno fornisce gratuitamente commenti e segnali operativi sui principali mercati finanziari, attraverso il suo sito web personale (www.bellelli.biz). Nella sua analisi, Bellelli scandaglierà a fondo lo scenario che oggi caratterizza le piazze borsistiche internazionali, dove non mancano certo le incognite sul futuro. Mentre la pandemia del Covid-19 è tutt’altro che passata, l’economia dei maggiori paesi industrializzati è nel pieno di una recessione di portata storica, che vedrà una contrazione del pil dell’Italia nell’ordine del 9-10% su base annua.

Contemporaneamente, mentre i principali listini azionari si muovono tra alti e bassi dopo aver recuperato in buona parte le perdite del marzo scorso, le banche centrali come la Federal Reserve americana o la Bce europea stanno continuando con decisione nella loro politica monetaria ultra-espansiva, tenendo i tassi d’interesse ufficiali sotto lo zero, un livello impensabile fino a qualche anno fa. Si tratta di un quadro complesso, soprattutto per gli investitori e i risparmiatori italiani "che – sottolinea Bellelli – sono tradizionalmente grandi acquirenti di titoli a reddito fisso e di strumenti obbligazionari". Per ottenere rendimenti consistenti con le obbligazioni, visti i tassi d’interesse così bassi che deprimono il valore delle cedole, bisogna per forza di cose acquistare titoli di lunghissima scadenza, che sono tuttavia rischiosi. "Chi compra i Buoni del Tesoro Poliennali (Btp) con vita residua superiore a 20 o 30 anni – dice ancora Bellelli –, ottiene per esempio un rendimento lordo annuo tra l’1,3 e l’1,7% (che corrisponde allo 0,8-1,5% al netto delle imposte, ndr), ma si mette nel portafoglio titoli con scadenza lunghissima che sono destinati a subire notevoli oscillazioni negative nei prezzi, quando i tassi d’interesse torneranno a salire".

Di conseguenza, per avere qualche centesimo di guadagno in più, chi punta su queste tipologie di obbligazioni rischia di subire notevoli perdite in conto capitale. Come muoversi, dunque? Per chi è abituato a investire nel settore del reddito fisso, il consiglio di Bellelli è acquistare titoli a tasso variabile che oggi sono quotati sul mercato a un prezzo sotto la pari (cioè a 90 o 95, su un valore di rimborso fissato a 100). Ci sono diverse emissioni di questo tipo, di primarie istituzioni finanziarie come Goldman Sachs o Banca Imi, che attualmente presentano un triplice vantaggio. Innanzitutto, avendo un valore di rimborso sopra al prezzo di acquisto corrente, tali bond garantiscono alla scadenza almeno un po’ di rendimento. In secondo luogo, offrono pure un vantaggio fiscale poiché il guadagno ottenuto con la plusvalenza sul prezzo del titolo possono essere compensate con eventuali perdite subite dall’investitore con altri strumenti finanziari, garantendo così un risparmio sulle imposte. Infine, sebbene le cedole di queste obbligazioni siano oggi basse o quasi nulle, sono però indicizzate all’Euribor (il saggio d’interesse sui prestiti interbancari europei) e sono dunque destinate a risalire nel caso in cui il costo del denaro nel Vecchio Continente dovesse tornare a muoversi verso l’alto.

Fatte queste premesse, Bellelli tiene comunque a precisare un aspetto: chi investe nei titoli a reddito fisso come gran parte dei risparmiatori italiani non deve farsi troppe illusioni: con una politica monetaria delle banche centrali così espansiva come quella di oggi, occorre rassegnarsi a rendite modeste. Non è proprio una bella notizia perché, se è vero che anche l’inflazione è molto bassa ed erode in maniera limitata il potere di acquisto della ricchezza, non è certo scomparsa del tutto e nel 2020 dovrebbe attestarsi comunque sullo 0,8%.