Sindaci, le nuove buste paga
Sindaci, le nuove buste paga
Parlare di aumento di stipendio è un eufemismo. La si può mettere così quando si discetta dei sindaci di città piccole e piccolissime che andranno a prendere il 33 per cento in più di stipendio, passando da 1.659 euro a 2.208 lordi, grazie alla nuova regola introdotta dalla manovra che – partendo nel 2022 per arrivare a dama nel 2024 – aggancia i compensi dei primi cittadini a quelli dei presidenti di Regione, con un parametro che scende in base alla dimensione demografica dei comuni. E anche questo sarebbe un rialzo della busta paga da guinness dei primati in qualsiasi altro lavoro. L’accredito si gonfia però in misura sensibilmente...

Parlare di aumento di stipendio è un eufemismo. La si può mettere così quando si discetta dei sindaci di città piccole e piccolissime che andranno a prendere il 33 per cento in più di stipendio, passando da 1.659 euro a 2.208 lordi, grazie alla nuova regola introdotta dalla manovra che – partendo nel 2022 per arrivare a dama nel 2024 – aggancia i compensi dei primi cittadini a quelli dei presidenti di Regione, con un parametro che scende in base alla dimensione demografica dei comuni. E anche questo sarebbe un rialzo della busta paga da guinness dei primati in qualsiasi altro lavoro. L’accredito si gonfia però in misura sensibilmente superiore quando arriviamo alle grandi metropoli: qui siamo al doppio (97%). Per città come Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna e Firenze il compenso potrà infatti raggiungere quello dei governatori: 13.800 euro (ora i sindaci prendono 7.019 lordi). E se raddoppiare vi pare poco c’è anche l’area in cui si va oltre il doppio salto: i comuni con meno di 50mila abitanti passano dagli attuali 3.718 euro lordi a 9.660. Ovvero, un incremento del 160%.

Pochi anni fa lo scandalo sarebbe stato assicurato, gli strilli contro la casta avrebbero raggiunto il cielo, considerando pure il fatto che il balzo riguarda anche vicesindaci, assessori e presidenti dei consigli regionali, che hanno un’indennità parametrata su quella dei sindaci. Oggi le cose stanno diversamente: la prova provata è che quasi nessuno strepita. La questione però è delicata. I sindaci, soprattutto quelli di città grandi, hanno sicuramente sulle spalle un compito più oneroso e con maggiori responsabilità di quelli di un qualsiasi parlamentare, che guadagnava infinitamente di più. In una certa misura si tratta dunque di un riconoscimento, forse anche di un incentivo. È ancora impressa nella memoria la fatica che i vari leader politici hanno fatto per trovare candidati alle ultime elezioni amministrative.

Certo è che la pandemia ha dimostrato che in materia di amministrazioni regionali e comunali l’Italia è ancora in mezzo a un guado. E il guado, oltre a creare confusione, offre anche vie d’uscita a chiunque volesse evitare di assumersi troppa responsabilità. Un problema moltiplicato dalla divisione di competenze tra i diversi enti territoriali: se il caos sanitario lo scorso anno ha rischiato di travolgere il Paese è stato anche per le attribuzioni caotiche tra Stato, Regioni e Comuni.

Il problema non è quindi scandalizzarsi per l’aumento da record e neppure semplicemente applaudire al riconoscimento di una funzione nevralgica e centralissima, adeguando l’indennità ai compiti del primo cittadino. Si tratta, piuttosto, di non limitarsi a rimpinguare la busta paga ma di rimettere mano alla ripartizione di competenze e responsabilità tra le diverse articolazioni dello stato. Nella prima fase della pandemia era quasi un luogo comune ripetere che le cose non sarebbero tornate come prima una volta debellato il virus. Ma se l’emergenza ancora in corso qualcosa dovrebbe insegnare è proprio che l’organizzazione cui siamo abituati al momento non funziona. Sciolto quel nodo è giusto che ai sindaci venga riconosciuto, e debitamente remunerato, il diverso ruolo che hanno assunto negli ultimi decenni.