Btp Italia, il ministro Tria
Btp Italia, il ministro Tria

Milano, 23 novembre 2018 - Un flop annunciato. La quattordicesima emissione del Btp Italia, il titolo che in qualche modo doveva sostituire i Bot (penalizzati da rendimenti risibili e qualche tempo fa addirittura negativi) nei portafogli degli italiani, si è chiuso con un risultato che non può soddisfare le casse del Tesoro. L’obiettivo di collocare almeno 6-7 miliardi di titoli – di per sé già modesto se si pensa che a novembre 2013 l’importo toccò il record di 22,2 miliardi – non è stato neppure lontanamente raggiunto. Gli ordini complessivi, infatti, si sono fermati a 2,164 miliardi grazie soprattutto alla quota sottoscritta dagli investitori istituzionali, il classico cordone di salvataggio.

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Il popolo degli ex Bot people ha guardato con sospetto a questa emissione e le famiglie italiane hanno sottoscritto, come annuncia il ministero dell’Economia solo 863,34 milioni con poco più di 31mila contratti. Un po’ meglio è andata con gli investitori istituzionali che hanno comprato titoli per 1,3 miliardi con 55 proposte di sottoscrizione. È un segnale di svolta probabilmente. Che si collega al fatto che il mercato immobiliare – un tempo tradizionale bene rifugio degli italiani – sta riprendendo ossigeno. Grazie anche ai tassi convenienti dei mutui ai minimi storici, l’immobiliare continua a mostrare segnali di ripresa con le transazioni immobiliari che, annuncia l’Istat, nel secondo trimestre del 2018 sono aumentate del 4,7% a quota 209.243.

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Sul fronte dell’ultimo titolo di Stato si tratta di numeri ben diversi da quelli del passato, che rappresentano il peggior risultato dopo quello di giugno 2012, la seconda emissione della serie, che vide collocare solo 1,73 miliardi di Btp Italia. Ma si trattava di un momento particolarmente difficile per i mercati a pochi mesi dalla crisi dello spread, che alla fine del 2011 aveva superato i 550 punti, con l’Italia in recessione e con la crisi aperta della Grecia mentre la Spagna aveva chiesto aiuto alla Ue per salvare le banche. Tanto che l’allora direttore generale del Tesoro per il debito pubblico, Maria Cannata aveva messo le mani avanti – dopo il successo con un collocamento da 7,3 miliardi della prima emissione dei Btp Italia a marzo sempre del 2012 – ricordando che la situazione era un po’ difficile, sia come sentimento del mercato sia perché a giugno ci sono le scadenze fiscali.
 
Superata la crisi del giugno 2012, le successive emissioni del Btp Italia avevano invece riscontrato un notevole successo con collocamenti che avevano toccato il picco dei 22 miliardi a novembre 2013 mentre lo scorso maggio erano stati collocati titoli per 7,7 miliardi. Rispetto ai Bot, il Btp Italia garantisce un rendimento annuo dell’1,45%, distribuito con due cedole semestrali, a cui aggiungere la parte collegata all’andamento dell’inflazione. Ma proprio questo aspetto, ricorda Angelo Drusiani, esperto di gestioni di Banca Albertini, ha giocato a sfavore di questo titolo perché anche le emissioni precedenti non sono state molto generose sia per la perdita in conto capitale sia per l’andamento minimo dell’inflazione. Ma dietro l’insuccesso, aggiunge Drusiani, c’è soprattutto il sentiment dei risparmiatori italiani frastornati dalle notizie sulla corsa dello spread, la battaglia sulla manovra economica con l’Unione europea e la perdita di valore dei Btp già acquistati per il rialzo dei tassi, che li hanno portati a stare lontani dall’investire sul debito italiano. Preferendo l’investimento nel bene rifugio del mattone