di Roberto Canali L’attesa per gli aiuti del Recovery Fund ha aperto la stagione del risiko tra gli istituti di credito italiani, mai così attivi per non farsi trovare impreparati di fronte alla pioggia di miliardi in arrivo dall’Europa. Un gioco complicato di alleanze e nuove acquisizioni che promette di scompaginare le carte sul tavolo, finora un po’ troppo impolverato, della finanza italiana. Dopo il colpo messo a segno da Crédit Agricole Italia, con l’acquisizione di Creval, i radar di Piazza Affari sono sintonizzati sulle prossime mosse di Banco Bpm, al bivio tra una fusione con Unicredit, grazie alla quale restituirebbe all’istituto di piazza...

di Roberto Canali

L’attesa per gli aiuti del Recovery Fund ha aperto la stagione del risiko tra gli istituti di credito italiani, mai così attivi per non farsi trovare impreparati di fronte alla pioggia di miliardi in arrivo dall’Europa. Un gioco complicato di alleanze e nuove acquisizioni che promette di scompaginare le carte sul tavolo, finora un po’ troppo impolverato, della finanza italiana.

Dopo il colpo messo a segno da Crédit Agricole Italia, con l’acquisizione di Creval, i radar di Piazza Affari sono sintonizzati sulle prossime mosse di Banco Bpm, al bivio tra una fusione con Unicredit, grazie alla quale restituirebbe all’istituto di piazza Gae Aulenti dimensioni paragonabili a quelle di Intesa Sanpaolo, o con Bper, in un’operazione che creerebbe un terzo polo con un forte radicamento nel Nord Italia, specialmente dopo l’acquisizione da parte di Bper degli sportelli di Ubi.

"Per ora non ho avuto nessun contatto con Andrea Orcel (amministratore delegato di Unicredit, ndr) e Piero Montani (numero uno di Bper) – ha spiegato Giuseppe Castagna, ad di Banco Bpm, partecipando al convegno di Milano Capitali sul ruolo delle banche nella gestione del Recovery Fund –. Lasciamo loro il tempo di lavorare, sono appena arrivati. Noi abbiamo iniziato 4 anni fa con un’importante fusione tra Bpm e Banco Popolare che ha dato un’ossatura importante al sistema bancario italiano. Siamo rimasti non tanti in grado di poter affrontare un ulteriore passo di consolidamento proattivo. Si tratta di capire a livello istituzionale quale sistema bancario sarà migliore".

Di sicuro il ruolo degli istituti di credito sarà fondamentale per fare da raccordo tra pubbliche amministrazioni e mondo dell’impresa nella gestione degli aiuti in arrivo dall’Europa. "Avere almeno tre banche importanti radicate nelle migliori regioni italiane, darebbe forza e capacità di realizzazione al Recovery Fund e sarebbe un moltiplicatore e un volano all’iniezione di capitali pubblici".

E, parlando della ripresa delle attività e dei sostegni legati all’emergenza, Castagna ha osservato che serve "gradualità".

"In sei mesi sono state rimborsate circa un terzo delle linee di moratoria che avevamo messo in stand-by. Questo dimostra che con la gradualità si evitano i picchi e le situazioni di emergenza". C’è il rischio che la pandemia lasci in eredità alle banche un nuovo fardello di crediti deteriorati.

"Oggi stiamo vedendo la luce in fondo al tunne, ma ci sono stati settori economici che sono rimasti chiusi per un anno e non si può pensare di farli ripartire immediatamente – ha precisato l’ad di Bpm –. Siamo di fronte a una situazione abbastanza polarizzata, abbiamo delle aziende, in particolare il manifatturiero, in cui l’Italia è presente con una serie innumerevole di multinazionali, che continua ad andare molto bene e sta beneficiando della ripresa a livello internazionale".

"Dall’altra parte - ha concluso - c’è una serie di settori nel mondo del turismo, dei servizi, nel retail, in parte nei trasporti, che invece stanno soffrendo molto di più e qui probabilmente non se ne esce con solo debito, che è un ottimo carburante nel breve periodo, ma poi ci vogliono i capitali. Serve un circuito di protezione non per salvare chi non è salvabile ma per dare il tempo di riscostruire a chi è stato duramente colpito".