Borsa, l'indice Hang Seng a Hong Kong (foto Ansa)
Borsa, l'indice Hang Seng a Hong Kong (foto Ansa)

Milano, 5 agosto 2019 - La Borsa italiana comincia la settimana con il segno meno, trascinata in rosso dalle tensioni Usa-Cina sui dazi che affossano i listini asiatici, così come quelli europei, e portano al tracollo di Wall Street: la peggiore seduta dall'inizio dell'anno. Il Dow Jones perde il 2,90%, il Nasdaq cede il 3,47%.

Borsa Italiana oggi

A fine giornata per Milano si conferma una seduta negativa: l'indice Ftse Mib ha chiuso in perdita dell'1,30% a 20.773 punti. L'andamento in giornata non prometteva nulla di buono, a Piazza Affari: l'indice Ftse Mib, alla prima rilevazione, segnava un -0,61% a quota 20.918 punti. Poi a metà mattinata arrivava a perdere l'1,31%. Aveva provato a contenere il rosso nel primo pomeriggio con la risalita delle banche, restando comunque intorno a -1%. Lo spread tra Btp e Bund chiude in rialzo a 208 punti. Il rendimento del decennale italiano è a 1,56%.

A fine giornata si rilevano appena quattro i titoli positivi tra i principali: fra le banche c'è la coppia Banco Bpm e Bper, in rialzo rispettivamente dell'1,05 e dell'1,53%, in attesa dei conti semestrali. Bene anche Intesa Sanpaolo, mentre il resto del settore limita le perdite, con l'eccezione di Fineco (-2,31%), che oggi ha presentato i numeri al 30 giugno. Nel settore auto tiene Fca (-0,32%) dopo che l'ad Mike Manley ha aperto a nuove trattative con Renault; male la controllante Exor.

Generalmente debole l'industria, le vendite penalizzano invece il lusso, con Moncler che perde oltre il 5%; male anche l'energia ed Stm (-4,3%), fra i titoli che generalemente risente maggiormente delle tensioni fra Usa e Cina. Lieve rialzo (+0,38%) per Buzzi Unicem, che beneficia del buy di Equita. Fra i titoli a minor capitalizzazione spiccano i rialzi di Salini Impregilo dopo il supporto ricevuto su Progetto Italia e di Banca Ifis, che assieme ai conti del semestre ha annunciato anche una partnership strategica col Credito Fondiario.

BORSE EUROPEE -  Chiudono con perdite profonde e diffuse le principali Borse europee. A Londra l'indice Ftse 100 lascia sul terrenoil 2,47% a 7.223 punti, mentre a Parigi l'indice Cac 40 arretra del 2,19 a 5.241 punti. Leggermente inferiore il ribasso a Francoforte dove l'indice Dax perde l'1,89% a 11.658 punti. A Madrid il calo è dell'1,35% a 8.777 punti.

BORSE ASIATICHE - La Borsa di Hong Kong ha perso più del 3% prima di mettere a segno un tiepido recupero, e chiude con il -2,87%. E se Tokyo ha chiuso con il -1,7%, sulla stessa linea Shanghai con il -1,6%. Giù anche Singapore, del 2%, e Taipei e Seoul.

image

Wall Street in forte calo

Wall Street chiude in profondo rosso la peggiore seduta dall'inizio dell'anno, trainata giù dall'escalation della guerra commerciale tra Cina e Usa. Dopo la svalutazione dello yuan a far colare a picco i listini è la notizia che Pechino si appresterebbe e bloccare l'acquisto di prodotti agricoli Usa. Il Nasdaq, che nel corso della seduta era arrivato a perdere oltre il 4%, chiude in ribasso del 3,47% a 7.726 punti. Lo S&P e il Dow Jones, che avevano perso oltre il 3%, terminano a -2,98% e a -2,9%. 

Dazi, tensione sullo Yuan

Per quanto riguarda il mercato valutario, da segnalare la svalutazione dello yuan che supera per la prima volta dal 2008 la soglia di 7 sul dollaro. Il mercato scommette sulla disponibilità della Cina di lasciar svalutare la propria moneta in risposta alla guerra dei dazi Usa. Duro l'intervento di Donald Trump, sul tema. "La Cina ha abbassato il prezzo della sua valuta quasi a un minimo storico - scrive su Twitter il presidente Usa -. Questo è chiamato 'manipolazione della valuta'. Fed stai ascoltando? Questa è una violazione che indebolirà la Cina nel tempo"

Istat: scenario in lieve miglioramento

Buone notizie, almeno parzialmente, arrivano dalla nota mensile dell'Istat: a luglio l'indicatore anticipatore ha interrotto la tendenza alla flessione in atto dalla fine dello scorso anno, prospettando uno scenario di lieve miglioramento dei livelli produttivi. L'istituto evidenzia che il clima di fiducia dei consumatori ha registrato un marcato aumento, diffuso a tutte le componenti. Il recupero della fiducia ha coinvolto anche le imprese ad eccezione di quelle manifatturiere. Le prospettive per gli scambi internazionali, penalizzate dal protrarsi delle tensioni commerciali e dal rallentamento dell'attività economica in Cina, rimangono negative.

L'Istat ricorda che in base alla stima preliminare, nel secondo trimestre 2019, il Pil italiano ha registrato una variazione congiunturale nulla a sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell'industria e di un contenuto incremento in quello dei servizi. A giugno, l'indice destagionalizzato della produzione industriale, dopo l'ampio incremento di maggio, si è ridotto marginalmente in termini congiunturali. A seguito dell'evoluzione positiva nella prima parte dell'anno, a giugno l'occupazione ha mostrato una stabilizzazione e il tasso di disoccupazione è diminuito ulteriormente, pur non riducendo il gap con la media dell'area euro. Sotto la spinta dei ribassi dei beni energetici, a luglio, l'inflazione ha continuato a rallentare e si è ampliato il differenziale negativo con la dinamica dei prezzi al consumo nell'area dell'euro e nei principali partner europei.