di Elena Comelli Cassa Depositi e Prestiti è in pole position, insieme a Euronext, per l’acquisto di Mts, la piattaforma italiana di contrattazione all’ingrosso dei titoli di Stato, in via di cessione da parte del London Stock Exchange. Ma alla cordata italo-francese potrebbe aggiungersi anche Intesa Sanpaolo. Dopo che nel Decreto Agosto il governo ha stabilito che la Consob potrà opporsi all’acquisto da parte di operatori esteri di partecipazioni rilevanti in Borsa Italiana e in Mts, Cdp punta a riportare nell’orbita dello Stato italiano la...

di Elena Comelli

Cassa Depositi e Prestiti è in pole position, insieme a Euronext, per l’acquisto di Mts, la piattaforma italiana di contrattazione all’ingrosso dei titoli di Stato, in via di cessione da parte del London Stock Exchange. Ma alla cordata italo-francese potrebbe aggiungersi anche Intesa Sanpaolo. Dopo che nel Decreto Agosto il governo ha stabilito che la Consob potrà opporsi all’acquisto da parte di operatori esteri di partecipazioni rilevanti in Borsa Italiana e in Mts, Cdp punta a riportare nell’orbita dello Stato italiano la piattaforma con un’offerta non vincolante in tandem con Euronext, la federazione di listini europei cui aderiscono già Parigi, Amsterdam, Bruxelles, Oslo, Lisbona e Dublino.

La piattaforma, di cui ieri è scaduto il termine per la presentazione delle offerte, è valutata sui 5-600 milioni, dunque l’offerta si aggira intorno a 300-350 milioni. La cordata italo-francese, alla quale lavorano Tesoro e Presidenza del Consiglio, se la dovrà vedere quasi certamente con Deutsche Boerse, assistita da Citi, e forse anche con Six, la società che gestisce il listino di Zurigo e che recentemente ha acquistato la Borsa di Madrid. Per puntellare il fronte italiano in un’operazione di sistema che mira a difendere asset sani e strategici, potrebbero scendere in campo anche banche, assicurazioni e fondi pensione. Ma la partita si annuncia più ampia: l’offerta di Cdp-Euronext in un secondo momento si estenderebbe a Borsa Italiana, per cui c’è ancora tempo di presentare offerte fino all’11 settembre.

Le grandi manovre su Borsa italiana sono iniziate da tempo, addirittura con la Brexit, che con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea ha creato una situazione difficilmente compatibile tra il funzionamento ottimale del mercato azionario di un Paese aderente all’Ue e all’Eurozona e una proprietà esterna a quest’area. La forte accelerazione che ha subito il processo di cessione di Borsa Italiana è recente e risale alla fine di luglio, quando Lse ha ufficialmente annunciato di essere pronta a una vendita totale o parziale di Borsa Italiana. All’origine di questa decisione la richiesta di chiarimenti e lo stop che l’Antitrust europeo il 13 luglio scorso ha posto alla fusione tra Lse e il colosso canadese Refinitiv, una operazione lanciata già un anno fa e che se andasse in porto marginalizzerebbe il mercato azionario italiano creando delle sovrapposizioni nel segmento – strategico per l’Italia – della negoziazione dei titoli di Stato.

La partita assume anche una forte coloritura politica, perché entra in gioco la volontà della Commissione Ue di creare un’unione dei mercati finanziari, che porti alla nascita di una vera e propria Borsa europea gestita da una singola società o da una federazione di società europee.