New York, 6 febbraio 2018 - Fari su Wall Street dopo il lunedì nero della borsa americana. New York dopo una giornata in altalena chiude a +2.34%. Forti oscillazioni, poi il recupero, nella giornata che segue il peggiore sell-off di sempre in termini di punti per l'indice delle 30 blue chip (di oltre mille punti). In questa incertezza, in primis degli investitori, vengono trascinate in rosso anche le Borse europee. Milano apre in picchiata, lima le perdite per poi tornare a scendere in chiusura, quando l'Ftse Mib fa segnare un -2,08%  a 22.347 punti, dopo aver toccato un minimo di giornata a 21.982 punti. Francoforte va giù del 2,32% a 12.392,66 punti, Parigi del 2,35% a 5.161,81 punti e Madrid del 2,27%.

Wall Street, cosa c'è dietro il crollo della Borsa

La notte scorsa sono crollati anche i listini asiatici. La borsa di Shanghai ha chiuso la sessione con un notevole calo del 3,35%, mentre Shenzhen, ha terminato con una perdita del 4,23%. Crollo del 5,12% per Hong Kong con l'Hang Seng che ha chiuso a 1.649,80 punti. Questo è il calo più grande vissuto dall'Hang Seng in due anni e mezzo, nell'agosto 2015, quando è calato del 5,2% in un solo giorno. Il bilancio degli ultimi otto giorni appare drammatico: sulle piazze finanziarie globali sono stati bruciati 4.000 miliardi di dollari. 

ANCHE I RICCHI PIANGONO - "I fondamentali dell'economia restano estremamente forti", ha commentato la Casa Bianca a proposito del lunedì nero di Wall Street, quando sono andati in fumo 114 miliardi di dollari dei primi 500 paperoni del mondo: il più colpito è stato Warren Buffet, seguito dal patron di Facebook Mark Zuckerberg mentre al terzo posto, per perdite, si è piazzato l'uomo più ricco del mondo, il Ceo di Amazon Jeff Bezos. Una inversione di rotta iniziata la scorsa settimana a Wall Street e innescata dalla prospettiva di un rialzo dei dei tassi di interesse più veloce del previsto da parte delle principali banche centrali perché l'inflazione mostra segni di ripresa. 

ANALISTI - Gli analisti sono divisi. Alcuni ritengono che siano solo prese di beneficio che spianano la strada ad ulteriori guadagni per Wall Street, sostenuti da forti risultati societari e dalla riforma fiscale di Trump. Altri temono possa essere l'inizio di un ritorno alla fase del mercato orso, cioè ribassista. E l'arrivo di un nuovo presidente alla guida della Federal Reserve alimenta l'incertezza.

Non è un caso che il crollo di ieri è coinciso con il giuramento di Jerome Powell come nuovo capo della Fed, al posto di Janet Yellen. Dall'arrivo di Trump alla Casa Bianca, il mercato azionario Usa ha macinato un record dopo l'altro anticipando tagli alle tasse e deregulation. Dall'elezione di Trump Wall Street registra un guadagno del 23,8% e il presidente ne rivendica il merito. Ma "Chi di Borsa colpisce di Borsa perisce", ha ammonito un trader.

RISCHIO INFLAZIONE - Tanti i fattori che possono aver pesato sulla possibilità che il ciclo fatto da bassa inflazione e bassi tassi di interesse sia prossimo alla fine. In particolare, gli operatori continuano a temere che un miglioramento dell'economia, anche per effetto della riforma fiscale Usa, possa fare scattare pressioni inflative che a loro volta potrebbero costringere la Federal Reserve a stringere la cinghia più del previsto. Paura che si è palesata venerdì scorso, quando il governo Usa ha pubblicato un ottimo rapporto sull'occupazione americana a gennaio: in quel mese i salari orari sono saliti su base annua del 2,9%, un rialzo che non si vedeva dal giugno 2009.  

TIMORE PER I TASSI - I mercati sono febbrili per la prospettiva di un balzo in avanti dei tassi d'interesse. A fine marzo la Fed potrebbe annunciare il primo rialzo dei tassi del 2018 (stando ai future sui Fed Funds, c'è il 60,6% di probabilità di una stretta). Non solo. La Fed diffonderà le nuove stime economiche ma soprattutto il numero di aumenti del costo del denaro che prevede per l'anno in corso. Questa possibilità ha aumentato i rendimenti nel mercato obbligazionario, con il tasso di finanziamento decennale salito fino al 2,88%, il livello più alto dal 2014.

SILENZIO DI TRUMP - Da Donald Trump, che ha parlato 40 minuti in Ohio di economia, nessun accenno al crollo di Wall Street. Ci pensa il nuovo governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, che si è insediato proprio oggi, a gettare acqua sul fuoco. "Al momento la disoccupazione è in calo, l'economia è in crescita e l'inflazione è bassa. Con le nostre decisioni sosterremo l'occupazione, la crescita e la stabilità dei prezzi". Poi la nota ufficiale della Casa Bianca in cui si dice che i fondamentali di lungo termine dell'economia restano "estremamente solidi". 

PETROLIO GIU' - Condizionato dalla caduta dei principali indici azionari di Wall Street, chiude in ribasso anche il prezzo del petrolio. Il light sweet crude (Wti), con consegna a marzo cede 1,30 dollari per chiudere a 64,15 dollari sulla borsa di New York. L'oro, il bene rifugio per eccellenza, sale dello 0,31% a 1.341,4 dollari.