Ducati, l'ad Claudio Domenicali
Ducati, l'ad Claudio Domenicali
Un picco di ordini ben superiore al preventivato, a cui si aggiunge la necessità di recuperare i ritardi accumulati negli ultimi mesi. E così a Bologna, lo stabilimento Ducati (in alto l’ad Claudio Domenicali) lavora a pieno regime. E questo comporta "un boom di assunzioni mai visto così in Ducati", come lo definisce Mario Morgese, responsabile relazioni industriali della Rossa di Borgo Panigale. L’azienda bolognese è alla ricerca di...

Un picco di ordini ben superiore al preventivato, a cui si aggiunge la necessità di recuperare i ritardi accumulati negli ultimi mesi. E così a Bologna, lo stabilimento Ducati (in alto l’ad Claudio Domenicali) lavora a pieno regime. E questo comporta "un boom di assunzioni mai visto così in Ducati", come lo definisce Mario Morgese, responsabile relazioni industriali della Rossa di Borgo Panigale. L’azienda bolognese è alla ricerca di circa 200 persone, da assumere entro fine aprile con contratti a termine con scadenza 31 maggio. E per questo ha incaricato tre agenzie per il lavoro - Randstad, Adecco e Synergie - di occuparsi del reclutamento, anche se poi i contratti vengono firmati direttamente con Ducati. Un meccanismo già rodato, se si considera che - al netto di questa situazione eccezionale - i picchi produttivi fanno parte dell’ordinaria amministrazione della Rossa di Borgo Panigale nella prima parte dell’anno. In Ducati, generalmente, il fabbisogno viene soddisfatto assumendo lavoratori stagionali, che vengono poi inseriti in un meccanismo di staffetta generazionale: parte di loro, infatti, viene stabilizzata con un contratto part time ciclico verticale, per poi in futuro passare al tempo pieno prendendo il posto di un lavoratore prepensionato.

Questa volta, di fronte a un eccesso di fabbisogno senza precedenti, buona parte dei lavoratori (al momento ne è già stato trovato un centinaio) viene cercata tra il personale di aziende in crisi o in cassa integrazione del Bolognese: un caso è quello della Fiac di Pontecchio Marconi, di proprietà della multinazionale svedese Atlas Copco, destinata a lasciare Bologna a partire da luglio. Per l’azienda-simbolo delle moto made in Italy, il picco arriva a un anno di distanza dal momento più difficile, quando Ducati fu tra le prime imprese bolognesi a fermarsi a causa della pandemia del coronavirus. "Di fronte a un importante aumento degli ordinativi uniti ad alcuni ritardi nell’arrivo dei materiali che si sono verificati per via del Covid sulla catena distributiva e che hanno rallentato la produzione - spiega Morgese - abbiamo la necessità di recuperare ed evadere le richieste, mai così numerose, arrivate nella prima parte dell’anno".