Un negoziante di biciclette a Rimini
Un negoziante di biciclette a Rimini

Bologna, 27 maggio 2020 - Lo sconto del 60% sulla bici nuova non andrà a tutti. Nemmeno tra chi ha diritto al bonus mobilità previsto dal decreto Rilancio, cioè le persone residenti nelle città metropolitane, nei capoluoghi di provincia e nei comuni con oltre 50.000 abitanti. E probabilmente, quando la piattaforma su cui ottenere lo sconto o il rimborso vedrà la luce, i fondi a disposizione andranno ‘bruciati’ nel giro di poche ore, in un vero e proprio click day. Escludendo, è una possibilità concreta, parte di chi nei giorni scorsi ha già pagato per le bici.

Non lo nascondono al ministero dell’Ambiente, dove con le risorse movimentate dal decreto Rilancio si aspettano di riuscire a cofinanziare l’acquisto di circa 350mila tra bici, e-bike e monopattini. In questi giorni, la corsa ai negozi di biciclette che ha interessato le maggiori città è stata una risposta piuttosto chiara all’interesse suscitato dall’articolo 229 del decreto Rilancio. Il boom delle vendite, però, ha portato molti a chiedersi quanti saranno, in futuro, si vedranno veramente scontato il proprio mezzo. E non è un caso che, negli ultimi giorni, la ministra alle Infrastrutture Paola De Micheli e il ministro all’Ambiente Sergio Costa abbiano posto l’accento di avere più fondi a disposizione dei 120 milioni attualmente previsti.
Ma andiamo per ordine.

Bonus bici, cos'è

Il buono mobilità prevede un contributo per l’acquisto di biciclette (anche a pedalata assistita) e di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica (come i monopattini) e per l’utilizzo di servizi di mobilità condivisa a uso individuale, auto escluse.

Il contributo è pari al 60% della spesa, fino a un tetto di 500 euro. Possono richiederlo tutti i cittadini maggiorenni con residenza nei capoluoghi di regione e di provincia, nei comuni con popolazione sopra i 50.000 abitanti e nei comuni facenti parte delle città metropolitane. Si tratta di circa 26 milioni di persone. Possono richiederlo tutti coloro che comprano una bici (o altri mezzi) dal 4 maggio in poi: finché non sarà varata l’applicazione web dedicata, sarà previsto il rimborso al beneficiario.

Significa che per ottenere il contributo è necessario conservare il documento giustificativo di spesa, che dovrà essere una fattura. Questo andrà poi allegato all’istanza da presentare mediante l’applicazione web, quando sarà operativa, per avere lo sconto. Una volta entrata in vigore l’applicazione, gli interessati all’acquisto andranno sulla piattaforma, segnaleranno il mezzo o il servizio che intendono acquistare e otterranno il buono spesa digitale, che andrà consegnato ai fornitori autorizzati.

Il nodo dei fondi

Il bonus mobilità è finanziato con 120 milioni di euro. A quanti acquisti corrispondono? Dipende dal tipo di mezzi comprati, che hanno prezzi molto variabili: il prezzo medio di una bici ‘classica’ è inferiore a 400 euro, quello di una e-bike è di 1.600 euro (dati Ancma). Se a chiedere lo sconto fossero solo gli acquirenti dei veicoli più costosi, a cui spetta il ‘taglio’ di 500 euro, il fondo basta a finanziare 240.000 veicoli. Ipotizzando un bonus medio di 250 euro, il fondo basta per 480.000 mezzi.

In generale, il ministero dell’Ambiente stima che a essere finanziati saranno circa 350mila mezzi, per uno sconto medio di circa 340 euro. Secondo Confindustria Ancma, l’associazione dei produttori, gli incentivi sul mercato dovrebbero portare a una crescita delle vendite nell’ordine dei 400mila pezzi in tutto il 2020. Numeri abbastanza simili, insomma.Le cifre, però, sono molto inferiori a quelle del mercato interno italiano.

Nel 2019 (dati Acma) sono stati venduti 1,713 milioni di mezzi tra biciclette ed e-bike, con una crescita del 7% (vale a dire 118mila unità) rispetto al 2018. Insomma, anche prevedendo un mercato stazionario gli incentivi basterebbero per un quinto delle biciclette vendute in Italia. C’è da dire, però, che il decreto già esclude oltre metà della popolazione italiana, cioè tutte le persone che vivono fuori dalle città e dai territori destinatari del bonus, e che quindi il mercato di riferimento è più piccolo.

La richiesta di aumentare i fondi

Ora il decreto è all’esame delle Camere. Il ministero dell’Ambiente e il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno già chiesto ai parlamentari di aumentare le risorse a disposizione del fondo. Il ministro dell’Ambiente Costa spera di rimpolpare il fondo con 50 milioni di euro, che porterebbero le risorse disponibili a 170 milioni. Non basterebbero, ma chiaramente la copertura diventerebbe più ampia: dove prima si finanziavano 350mila mezzi, con la stessa spesa media se ne incentiverebbe quasi mezzo milione.

L’ipotesi click day

Lo scenario più probabile comunque, viste le file ai negozi, resta che tutti i fondi vadano esauriti nel giro di poche ore, in un vero e proprio click day. In attesa del decreto attuativo che regolerà il funzionamento del bonus mobilità, l’idea del ministero dell’Ambiente è quella di evadere fatture e richieste di sconto in ordine cronologico: quindi, una volta che sarà operativa la piattaforma, chi chiederà prima la generazione del buono (o il rimborso delle fatture per i mezzi già pagati) sarà accontentato.

Questo però rischia di far sì che chi in questi giorni ha comprato una bicicletta, facendo affidamento sulla possibilità di farsi scontare centinaia di euro, rischi di non vedere mai quei soldi, nel caso si muova troppo tardi. Un tema delicato, che in queste ore il ministero dell’Ambiente sta valutando come trattare. Da un lato, si sta ragionando se dare la priorità a chi ha già comprato i mezzi.

Dall’altro, però, questo rischierebbe di discriminare chi non ha i soldi per comprare un mezzo pagando per intero di tasca propria e quindi è obbligato ad aspettare il varo della piattaforma online, che permette di presentarsi in negozio con il “buono” già stampato. Al ministero, comunque, non fanno mistero che anche l’esaurimento in poche ore delle risorse legate al bonus mobilità non verrebbe visto necessariamente come un male: sarebbe un segnale di successo e darebbe più forza a chi spera, in futuro (e magari già quest’anno) di riuscire a rifinanziare il fondo.

Un’eccellenza del Made in Italy

I numeri del comparto bici in Italia sono di tutto rispetto. Secondo i dati Ancma, le aziende del settore ciclo sono circa 250 e fatturano 1,25 miliardi. Danno lavoro a 12.000 addetti tra diretti e indiretti, con oltre il 60% della produzione destinata all’export. La rete vendita conta 2.600 negozi, con 6.000 addetti e un fatturato complessivo intorno agli 1,35 miliardi.

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