di Lorenzo Pedrini

Innovativa, interdisciplinare e internazionale, come l’idea di cultura sulla quale sta puntando da tempo l’Emilia-Romagna. È la Bologna Business School, un polo di alta formazione che, nelle parole del Dean, Massimo Bergami, Professore di Organizzazione all’Università di Bologna, è prima di tutto "spazio e tempo di incontro, dove confrontarsi, collaborare e sperimentare, con la consapevolezza che l’apprendimento è un processo comunitario, al quale docenti e discenti contribuiscono in uguale misura". In questa accezione di condivisione va inteso l’appuntamento annuale dello StartUp Ecosystem Day, il momento di incontro tra startup (70 quest’anno) e partecipanti tra studenti, imprese e investitori (500, il doppio rispetto al 2019) andato in scena il 4 dicembre nella sede di Villa Guastavillani. Vista la situazione sanitaria, però, i cinque panel dedicati al comparto agri-food, a meccanicaautomotive, a moda e design, ai servizi digitali e all’industria sostenibile sono stati organizzati da remoto, seguendo modalità che "in futuro continueremo a coltivare, con funzione di supporto, in ragione della loro flessibilità e puntando sulla realtà virtuale, tenendo presente, al contempo, che l’insegnamento non potrà mai prescindere dalle attività in presenza".

Momenti, questi, di scambio fisico e umano prima ancora che culturale, che stanno trovando una nuova casa nel padiglione della Fiera allestito ad hoc, "efficiente e sicuro, con 25 metri quadrati di spazio per studente e 400mila metri cubi di aria fresca ogni ora", e che torneranno presto ad animare le aule di via degli Scalini, di fronte alle quali è ora in costruzione il nuovo campus.

Un progetto formativo quantomai ampio, dunque, inserito alla perfezione in un ecosistema accademico e imprenditoriale di eccellenza come quello emiliano-romagnolo e bolognese, capace, secondo Bergami, di "creare le condizioni adatte per la costruzione del futuro". Accanto alla dimensione locale, c’è quella internazionale, basata "su un’offerta formativa erogata quasi interamente in inglese e orientata alle esigenze del mercato globale, sull’apporto prezioso di docenti stranieri e sulle relazioni con le 500 imprese che ogni anno coinvolgiamo nei nostri progetti, parte delle quali internazionali e parte, benché italiane, attive fuori dai nostri confini". Tra i tanti collaboratori di spicco di questo network, uno dei più noti è lo statunitense Alec Ross, già consulente in materia di innovazione di Hillary Clinton e Barack Obama, venture capitalist di fama e visiting professor, da un anno a questa parte, della Bbs. "Ho avuto opportunità di insegnare in tutto il mondo – ha spiegato Ross –, ma ho scelto Bologna in ragione di un legame nato 25 anni fa, quando ho frequentato l’Alma Mater Studiorum, e per la presenza, qui, di un’istituzione come la Business School guidata da Bergami, che, come diciamo negli Stati Uniti, sa vedere oltre l’angolo della strada".

Oltre che per "imparare quello che l’Italia ha da insegnare", però, Ross è tornato sotto le Due Torri per condividere con i nostri giovani una nuova cultura d’impresa, in grado di abbattere barriere tipiche del nostro Paese come "la paura del fallimento, molto meno sentita oltre l’Atlantico, la sudditanza dell’imprenditoria nei confronti di politica e burocrazia, l’incertezza del merito e una gerontocrazia che non fa certo bene alle buone idee". Questo a partire dalla certezza che "l’Italia trabocca di talento" e senza fare eccessivo affidamento sull’evoluzione delle relazioni transatlantiche che seguirà l’elezione di Joe Biden, perché "le grandi intelligenze, per cambiare il mondo, non devono chiedere il permesso a nessuno".