Blue economy, pescatori protagonisti. Reti riciclate e zero rifiuti a bordo

Il progetto della ong Avsi in Tunisia è nato nel 2021 grazie a un finanziamento della Regione Emilia-Romagna

Blue economy, pescatori protagonisti. Reti riciclate e zero rifiuti a bordo
Blue economy, pescatori protagonisti. Reti riciclate e zero rifiuti a bordo

dall’inviato

Aiutare i pescatori di Tunisi a diventare protagonisti della blue economy, creando attorno alle risorse ittiche un sistema economico sostenibile, generando posti di lavoro e più ricavi per le comunità locali ma facendolo preservando l’ambiente ed evitando la pesca eccessiva delle solite specie.

E’ davvero un esempio di buono sviluppo sostenibile il progetto della ong Avsi nel governatorato di Ben Arus, una delle regioni della “grande Tunisi“. Il progetto è nato nel dicembre del 2021 grazie ad un finanziamento della Regione Emilia Romagna ed stato implementato da Avsi in collaborazione con il dipartimento di scienze mediche veterinarie dell’università di Bologna e con il partner locale Club Bleu Artisanale e poi ha si è allargato a una fondazione olandese. Complessivamente ha coinvolto 160 pescatori, migliaia di membri delle loro famiglie e della comunità di Rades.

"Nella prima fase – spiega Mohammed Basti, il coordinatore dei progetti Avsi in Tunisia – siamo partiti con l’acquacoltura della tilapia, dopodiché abbiamo proseguito lavorando sulla pesca sostenibile e al tempo stesso ci siamo rivolti alle comunità locali dove abbiamo promosso un sistema di alimentazione sostenibile. Abbiamo lavorato con i pescatori per allargare il numero delle specie pescabili, spiegando loro come e quando pescarle e siamo anche riusciti ad aprire la prima cooperativa di pescatori, che oggi ne raccoglie 50 ma potrà facilmente salire a 300, per accelerare la conversione ecologica". "Ai pescatori – prosegue – abbiamo anch spiegato l’importanza di raccogliere la plastica che pescano ogni giorno, e anche per riciclare le loro reti: li abbiamo dotati di cassonetti per raccoglierla e avviato contatti affinché possano venderla. Ma abbiamo anche avviato il progetto rifiuti zero a bordo, che potenzialmente porterà anche all’installazione di pannelli solari sulle loro barche".

"Lavoriamo – sottolinea Basti – con la politica dei piccoli passi, per aprire porte e creare attività che si possano autosostenere: non vogliamo qualcosa imposto dall’esterno che dopo lascia il deserto ma creare una modello che sia condiviso e basato sulla conoscenza. All’inizio non è stato facile far capire che non eravamo lì per dare soldi a fondo perduto, ma ora i pescatori hanno compreso e si stanno rimboccando le maniche per diventare protagonisti di uno sviluppo diverso".

Oltre alla nascita della cooperativa, uno dei successi maggiori è venuto dalla gestione del granchio blu. "La specie è arrivata in Tunisia nel 2014 e da un paio anni anche nella zona di Tunisi – dice Basti – e subito è stato un grosso problema. Ma con altri partner abbiamo insegnato loro tecniche efficaci per pescarlo, e ora è una risorsa importante e, specie al Sud ma speriam opresto anche al nord, viene esportato – in Asia, Europa, Stati Uniti - diventando nel 2023 addirittura la specie ittica tunisina più esportata: il classico esempio di problema diventato una opportunità".

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