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17 mag 2022

Il vento di crisi soffia sui Bitcoin. Criptovalute, in fumo 1600 miliardi

Il tonfo in Borsa delle monete virtuali, strette tra l’aumento dei tassi e le incertezze dei mercati finanziari

17 mag 2022
elena comelli
Economia
Dal record del novembre 2021 (69mila dollari), i Bitcoin si sono più che dimezzati
Dal record del novembre 2021 (69mila dollari), i Bitcoin si sono più che dimezzati
Dal record del novembre 2021 (69mila dollari), i Bitcoin si sono più che dimezzati
Dal record del novembre 2021 (69mila dollari), i Bitcoin si sono più che dimezzati

Milano, 17 maggio 2022 - ​La chiamano Cryptogeddon, l’Armageddon delle criptovalute. Il bitcoin è calato anche ieri del 2,6%, sfondando la soglia dei 30mila dollari, per attestarsi a 29,326 dollari. Dai record dello scorso novembre a quasi 69mila dollari, il valore della criptovaluta più famosa si è più che dimezzato. In generale, il mercato delle criptovalute nel 2022 ha bruciato 1.600 miliardi di dollari. Cosa sta succedendo? Sta per finire l’età dell’oro delle criptovalute o arriverà il colpo di coda? Sulle quotazioni, evidentemente, continua ad incidere il fatto che il bitcoin è attualmente assimilato ad un titolo ad alta crescita – come un’azione tecnologica –, e quindi soffre della stretta di politica monetaria da parte della Fed e del rialzo dei tassi di mercato. Al di là di ciò, però, sull’andamento delle criptovalute pesa anche quello che è accaduto all’ecosistema di Terra.

Di cosa si tratta? Terra è una blockchain specializzata nella creazione di stablecoin , cioè criptovalute il cui valore è legato ad un altro asset, di solito il dollaro. Probabilmente a seguito di una mossa speculativa, il meccanismo di correlazione di Terra è saltato, perdendo il legame con il dollaro. L’evento, considerando che Terra è una stablecoi n importante, ha indotto ulteriore incertezza sul mercato. Il che, unito alla già persistente impostazione ribassista sul bitcoin, ha contribuito a fare calare le quotazioni di quest’ultimo. Fin qui il caso specifico di Terra.

Al di là di questo, però, si pone un tema generale riguardo ai modelli di business e alla governance delle criptovalute e della finanza decentralizzata. Su questo fronte il rischio è che le problematiche di simili piattaforme possano allargarsi ad altre aree del criptomondo, portandosi via anche le sue parti più sane. La finanza decentralizzata, anche per la sua giovane storia, ha in vari casi dei protocolli non così solidi. Inoltre, per la sua stessa natura basata sui contratti automatici, la finanza decentralizzata non è facilmente riconducibile alle regole che via via si vanno attuando a livello globale, a differenza di sistemi quali le piattaforme centralizzate di scambi. Una carenza normativa che consente fughe in avanti, con l’aumento di rischi sistemici.

Le incertezze normative fanno scappare gli investitori da questo settore. Così come il peggioramento delle prospettive economiche e il rallentamento della crescita da qui alla fine dell’anno, anche in seguito all’aggressione russa dell’Ucraina e alle sanzioni che l’Occidente ha imposto (e imporrà) a Mosca. A peggiorare il quadro, già complesso, anche il riacutizzarsi dei contagi di Covid-19 in Cina ed i nuovi lockdown che mettono a rischio la ripresa dell’economia del Dragone.

 

 

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